L’omertà, la reazione

Lo hanno pestato per bene, i suoi compagni di cella, perché, dopo l’arresto, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha ammesso davanti al gip di appartenere ai Luongo-D’Amico. Non si sa come poi l’informazione sia arrivata alle orecchie dei vertici della cosca, fatto sta che Giovanni De Ponte (ex dei Troia, cugino di Ciro Rosario Terracciano), pusher di piccolissimo calibro, sia stato punito duramente per le proprie ammissioni. «Mi hanno sfondato di mazzate, mi hanno sfondato un braccio», confessa, intercettato, alla madre che lo va a trovare in carcere per il colloquio. A questo punto, il pusher decise di ritrattare le dichiarazioni, in occasione dell’udienza di Riesame. La circostanza che emerge dalle intercettazioni allegate all’inchiesta contro la camorra del Vesuviano, è stata rilevata e pubblicata dal quotidiano Il Roma.