domenica, Novembre 28, 2021
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L’ultima beffa del superboss Imperiale allo Stato

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Condannato inizialmente a 18 anni di reclusione, il narcotrafficante è riuscito ad avere un grosso sconto sulla pena

di Mauro Della Corte

La latitanza del boss Raffaele Imperiale è durata poco più di 5 anni e mezzo. La ricerca di Lello di Ponte Persica infatti è iniziata il 27 gennaio 2016 ed è terminata il 4 agosto scorso a Dubai, dopo soli 2016 giorni. Non tantissimi, ci sono stati suoi «colleghi» che sono riusciti a fare molto di più. Senza allontanarci troppo nel tempo e nel luogo, basta ricordare Marco Di Lauro che è stato lontano dalle maglie della Giustizia per ben 14 anni. Invece no, Raffaele Imperiale, considerato uno dei più importanti narcotrafficanti del mondo è stato ricercato «solo» 5 anni.

Tanti quanti ne dovrà scontare in carcere, un po’ poco se paragonato alla caratura criminale, una vera e propria beffa ai danni dello Stato. Una beffa che si è consumata in questo 2021 quando dopo una pronuncia della Cassazione si è stabilito che dovrà scontare solo 5 anni, 10 mesi e 20 giorni. Ma come si è arrivati a una pena così mite? Il merito va soprattutto ai legali dell’esponente camorristico che hanno lavorato ai «fianchi» la Giustizia italiana. La prima condanna gli era stata inflitta nel 2018 a 18 anni di reclusione, sentenza che fu ridimensionata dalla Corte d’Appello a 8 anni e 4 mesi. Ed è a questo punto che i legali decidono di presentare un ulteriore ricorso in Cassazione che stabilisce che c’è un errato calcolo iniziale e chiede di rimodulare la pena: alla fine la condanna sarà solo di 5 anni, 10 mesi e 20 giorni.

Imperiale e la restituzione di 130 milioni di euro

Una decisione a cui si è giunti anche grazie alla restituzione allo Stato di beni per 130 milioni di euro: 13 ville a Terracina, dieci a Giugliano, un casolare con un grosso appezzamento a Pianura e una decina di auto di lusso. Oltre a soldi, partecipazioni in società e i famosi Van Gogh. Un ingente capitale consegnato nelle mani della Giustizia ma che, rispetto all’impero costruito e alla pena mite ricevuta, assomiglia di più a un grosso affare andato in porto con successo.

Ma è l’episodio dei Van Gogh che spiega quasi in toto la personalità del narcotrafficante. I quadri del pittore olandese vengono trovati dalla guardia di finanza nella villa di Imperiale a Castellammare il 29 settembre del 2016. Opere d’arte che erano state rubate ad Amsterdam nel 2002. «Lelluccio» riferisce di averli comprati al mercato nero per 350mila euro perché ama l’arte, passione ereditata dal padre Ludovico che «da piccolo mi portava a visitare città storiche e musei». Ludovico Imperiale, padre del futuro boss, era un grosso costruttore edile molto attivo nella ricostruzione post terremoto e negli anni ‘90, che fu anche presidente della Juve Stabia. Proprio per questo, forse, Raffaele Imperiale da piccolo subì un tentativo di rapimento al quale riuscì a sfuggire.

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