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Luigi Giuliano indaga sull’omicidio del figlio Giovanni

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“Maurizio Ferraiuolo mente nella ricostruzione dell’omicidio di mio figlio Giovanni”. Ad affermarlo, come riporta un articolo del ‘Mattino’ a firma del collega Leandro Del Gaudio, è Luigi Giuliano, l’ex “re” della camorra napoletana. Che ha deciso di indossare gli abiti da 007 per far luce sulla vicenda che vede al centro la morte del suo ragazzo, avvenuta nel dicembre 2006, quando l’allora 32enne figlio di chi un tempo ha “regnato” su Forcella, viene freddato da una scarica di colpi di pistola all’interno di un circolo ricreativo in via Sant’Arcangelo a Baiano. Una vendetta, senza dubbio, per punire il padre. Ciò su cui, invece, non è ancora stata fatta luce del tutto, è la dinamica. Soprattutto, chi fu a premere il grilletto. Secondo il pentito Maurizio Ferraiuolo, la mano insanguinata fu quella di Nicola Rullo, per il quale, a ottobre 2018, la Procura ha chiesto l’archiviazione. E questo perché i pm non hanno creduto alla ricostruzione del collaboratore di giustizia, fatta di una serie di incongruenze e falle. E lo stesso Luigi Giuliano si dice convinto che il pentito menta o comunque non dica tutta la verità. Proprio per nascondere il suo ruolo in questa vicenda.

 

Ecco allora la richiesta di un faccia a faccia all’americana. Uno scontro tra pentiti (Giuliano collabora con la giustizia dal settembre 2002) per venire a capo della vicenda. Nella quale Ferraiuolo è testimone chiave, avendo rivelato di essere venuto a conoscenza delle intenzioni di Nicola Rullo di uccidere il figlio dell’ex boss e di Carmela Marzano per chiudere alcuni vecchi conti in sospeso. Gli stessi, però, che secondo Luigi Giuliano, avrebbe proprio Ferraiuolo, il cui padre venne ucciso proprio dal clan dell’allora “re” di Forcella. Motivo più che sufficiente per sospettare. Senza contare la presenza di alcuni aspetti significativi secondo “Luigino”, come la testimonianza di un minore, che riferì di aver saputo che il killer di Giovanni “camminava zoppicando”. “A me risulta che Maurizio Ferraiuolo avesse un’andatura zoppicante, in quanto ferito anni fa da mio fratello Salvatore Giuliano”. E non è tutto: “di recente – spiega il boss pentito – arma e scooter usati per uccidere Giovanni sono stati trovati in un luogo in cui lo stesso Ferraiuolo ha ammesso di nascondere cose legate al suo passato criminale”.

Senza contare una ulteriore strada per le indagini, ovvero quella per cui “è impossibile che l’assassinio di mio figlio sia avvenuto senza il via libera dei clan allora egemoni”. Ecco perché “bisogna interrogare sul punto alcuni boss pentiti, tutti riconducibili al clan Lo Russo”.

 

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