L'ex boss di Forcella, Luigi Giuliano

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex boss: solo col contrabbando di sigarette guadagni per un miliardo di lire al mese

Chi voleva lavorare nel campo del contrabbando di sigarette doveva versare all’organizzazione criminale di Forcella, una sorta di «tassa», viatico necessario per operare. Solo dal «comparto» delle bionde fuorilegge, gli introiti, per la famiglia Giuliano – al vertice di un cartello che comprendeva anche gruppi malavitosi dell’area Nord di Napoli – ammontavano a un miliardo di lire al mese. Tra le fazioni che avevano diritto alla quota (del miliardo complessivo, ndr) c’erano anche i Lo Russo, i cosiddetti capitoni di Miano, per anni guidati dal capoclan Salvatore, fino a quando quest’ultimo non passerà a collaborare con la giustizia.

E’ il quadro che dipinge in aula, Luigi Giuliano, nel corso di un’udienza, durante la quale descrive anche il passaggio dalla Fratellanza napoletana alla Nuova famiglia. Relativamente al rapporto con Salvatore Lo Russo, viene domandato all’ex boss di Forcella (passato a collaborare con lo Stato nel 2002), che tipo di rapporto avesse con il ras dei capitoni, e se si fidasse del suo «socio» in affari. «Aveva un rapporto di fiducia con Salvatore Lo Russo? Si fidava di lui?», viene chiesto a Giuliano. E quest’ultimo risponde: «Sì, mi fidavo. Ma nel contesto malavitoso, quello della camorra, c’era sempre un minimo di diffidenza. Nel senso che a Lo Russo non gli davo, né gli avrei dato l’anima».

ad

Leggi anche / «Ero solo un contrabbandiere
e un ladro, divenni capo per necessità»

Nel corso dell’udienza, il collaboratore parla anche delle quote del contrabbando, che erano destinate alle altre famiglie del cartello, e delle entrate che riceveva dai singoli capi delle fazioni, al di fuori della «stecca» proveniente dal miliardo. «Da quel miliardo, capitava che ogni mese, potevo prendere personalmente, in media, cento milioni di lire. Sempre da (quella sorta di cassa comune) spettava una parte anche ai Lo Russo e alle altre famiglie. E poi, io, essendo il capo (ricevevo soldi anche dai vari leader degli altri gruppi)».

«E quel miliardo mensile, era garantito anche se vi fossero state delle perdite, relative, ad esempio a sequestri di sigarette?», viene domandato a Giuliano. «Sì, il miliardo era assicurato al di là delle perdite», risponde. E con ciò intende precisare, che i «subappaltatori» del traffico di sigarette, erano tenuti a versare la tassa al clan, anche se la merce fosse andata perduta in mare, o sequestrata dalle forze dell’ordine.

Riproduzione Riservata