Luigi Galletta

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Quando, il 31 luglio 2015, uccise Luigi Galletta di anni ne aveva solo 17, eppure non si fece scrupoli nel premere quel grilletto per freddare una vittima innocente. Antonio Napoletano oggi 20enne, nell’ambiente camorristico conosciuto come ‘Nannone’, è stato condannato venerdì a 18 anni di reclusione per l’omicidio del giovane, allora 21enne, meccanico all’interno della sua officina in via Carbonara. “Colpevole” secondo il killer della ‘paranza dei bambini’ di non voler rivelare il nascondiglio del cugino, Luigi Criscuolo, che faceva parte del clan Buonerba.

In una guerra con i Sibillo per il controllo su Forcella, che proprio all’inizio del mese (il 2 luglio) aveva visto cadere il giovanissimo 19enne boss Emanuele Sibillo. Luigi morì così, alla ricerca di una informazione che lui non conosceva. Legato a quel cugino solo da un grado di parentela, ma di certo non da scelte di vita. “Tra 18 anni lui sarà fuori, mentre mio figlio non tornerà più a casa”, ha commentato agli organi di stampa Vincenzo Galletta, padre di Luigi. Che si è visto portare via un figlio che non aveva fatto altro, se non andare a lavorare anche quel giorno, come tutti gli altri. Onestamente.

Antonio Napoletano, ‘O Nannone’

A confermare un omicidio per il quale Napoletano si è sempre professato innocente e per cui l’avvocato dello stesso ha già annunciato il ricorso in appello, le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra i quali Maurizio Overa, ex affiliato al clan Mariano. Che ha sostenuto di aver saputo come ad uccidere Galletta sia stato proprio ‘Nannone’.

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