Mao Tse-tung e Luigi de Magistris

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di Giancarlo Tommasone

Nuovo anno e nuovo look per Luigi de Magistris. Che sceglie coppola e cappotto e si fa immortalare in una posa molto simile a quella di Mao Tse-tung.

Il 2019 però si apre con
il solito andazzo per il sindaco
di Napoli e non solo
per l’«iconografia» di stampo veterocomunista: critica le iniziative
degli altri, dimenticando che, spesso,
sono progetti che aveva provato
ad adottare anche lui

La fascia tricolore, infatti, non perde occasione per attaccare il Movimento 5 Stelle e il Governo, sul reddito di cittadinanza e sulla norma contenuta nella manovra, che consente agli enti locali di affidare opere e servizi con la procedura dell’affidamento diretto per somme fino a 150mila euro. Secondo l’ex pm, «il reddito di cittadinanza è l’unica novità della manovra ma mi sembra solo una misura assistenzialistica che non produce lavoro, che non è finalizzata a produrre economia e a rimettere in moto le imprese. Diventa solo il pane con la tessera e crea un vincolo tra chi riceve il denaro e chi politicamente lo ha consegnato. E’ vincolo di ricaduta per consenso elettorale».

Il sindaco critico su reddito di cittadinanza e affidamento
diretto delle opere per somme fino a 150mila euro

Per quanto riguarda l’affidamento diretto per somme fino a 150mila euro, secondo de Magistris, in questo modo in piccoli e medi Comuni si potrebbe arrivare «a non fare mai gare e a procedere solo con affidamenti diretti, ma – ha aggiunto – anche i grandi Comuni, frazionando opere e servizi, potrebbero arrivare ad assegnare direttamente opere fino al milione di euro. Se a questo – ha detto ancora il sindaco – aggiungiamo che si può procedere senza la necessità di chiedere la certificazione antimafia, mi chiedo come si possa dire che questo è il Governo che più sta facendo per prevenire la corruzione».

Giggino critica ma dimentica, che non molto differente dal reddito di cittadinanza del M5S appare una sua proposta: quella fatta nel 2016 poco prima delle elezioni amministrative (che poi avrebbe vinto). La giunta comunale introdusse il reddito minimo cittadino di circa 600 euro. Per accedervi, spiegò la fascia tricolore a Radio24, occorreva aver compiuto la maggiore età, non percepire reddito ed essere residenti, anche se stranieri e senza fissa dimora, da almeno 24 mesi a Napoli. La proposta poi si è arenata. Tornando invece alle critiche indirizzate alla procedura dell’affidamento diretto per somme fino a 150mila euro, e a quelle che ritiene misure inadeguate in materia di trasparenza, e per combattere la corruzione, il sindaco di Napoli, non ricorda, invece, che Gaetano Virtuoso, segretario generale dell’epoca, aveva prodotto una relazione sugli atti emanati da Palazzo San Giacomo da gennaio a giugno (del 2016). Da tale resoconto emerse che su 390 provvedimenti, ben 362 erano irregolari.

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