Il sindaco de Magistris e il presidente della Camera Fico

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di Giancarlo Tommasone

Lo scorso agosto, Stylo24 aveva riportato in esclusiva la notizia della stesura di un correttivo all’emendamento Grassi, il cosiddetto «salva-finanze», meglio conosciuto come «salva Napoli», contenuto nel Milleproroghe.
Alla contromossa ha lavorato un gruppo formato da attivisti napoletani del M5S, professori universitari e parlamentari grillini, che si erano detti stanchi di assistere all’affondamento quotidiano e inesorabile del Comune e decisi a mandare a casa gli amministratori incapaci, che avevano portato la città alla deriva.
Il testo del contro emendamento, una volta prodotto è stato pubblicato e «dimenticato» su Rousseau, ma la nostra testata è riuscito a recuperarlo dai meandri della piattaforma e lo riporta qui integralmente.

«Modificare il comma 2-bis dell’emendamento Grassi al DDL n.717 (1.2.3) nel seguente modo: 2- bis: Nell’anno 2018, qualora sia stato presentato o approvato, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all’art 243-bis del decreto legislativo 18 Agosto 2000, n.267, rimodulato o riformulato , il comma 7 dell’articolo 243-quater del medesimo decreto legislativo si applica soltanto al nuovo piano definitivamente approvato dalla Corte dei Conti. […..]. L’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi fissati dal piano originario, da parte di una giunta che sia in carica da oltre 2 anni, comporta in ogni caso l’immediata decadenza del Sindaco e della Giunta, e la nomina di un Commissario Straordinario da parte del Prefetto».

Importanza capitale hanno le ultime righe del testo che abbiamo riportato: grazie a questa contromossa, da un lato si sarebbero salvati i Comuni dal dissesto, dall’altro si sarebbero dichiarate decadute le Giunte (dei Comuni salvati dal default) che si erano insediate da almeno due anni.

Per quanto riguarda, ad esempio Palazzo San Giacomo, i conti sono presto fatti: finanze salve, ma decadimento degli amministratori incapaci.

La contromossa prodotta e affossata, in teoria avrebbe permesso agli amministratori dell’Ente che avrebbero aderito al salva-finanze, di diluire il debito in 30 anni, ma contestualmente li avrebbe esposti a subire la stessa sorte di coloro che dichiarano dissesto: incandidabilità per dieci anni.
Sappiamo come è andata. Con il compimento dell’iter legislativo del Milleproroghe, l’emendamento Grassi è passato senza il correttivo sfratta-Giggino.

Ugo Grassi aveva dato il nullaosta (riservato) al contro emendamento.

Lo stesso senatore aveva detto in privato – convinto che le sue parole fossero state al sicuro da orecchi indiscreti – che non aveva alcun tipo di pregiudiziale nei confronti di un emendamento che andasse nella direzione di salvare le finanze, ma che, allo stesso tempo, sanzionasse gli amministratori incapaci.

Alla fine però, il Movimento 5 Stelle ha visto la contromossa affossata
e «nascosta» nelle pieghe fittissime della piattaforma Rousseau.

I grillini hanno dovuto cedere davanti alla ragion di Stato, scrivemmo l’altra volta e ribadiamo adesso. Anche perché, dopo la nomina ufficiale di Francesco Floro Flores a commissario straordinario di Bagnoli (sarà da Conte nella giornata di domani) resta in piedi più che mai la questione del patto sotterraneo tra alte sfere romane dei pentastellati e Luigi de Magistris: accordo per le prossime regionali in Campania e Comunali a Napoli. Intrecci, indizi e quasi prove dell’inciucio giallo-arancione.

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