Il sindaco Luigi de Magistris

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Di una cosa gli si può e, forse, deve dare atto. Quando Luigi de Magistris parla sorprende sempre. E l’intervista rilasciata a L’Espresso domenica scorsa è una esaltazione di se stesso che, se nei modi aveva sempre lasciato intendere, nei fatti riversa in un colpo solo attraverso carta e penna. Tanto che si fa fatica a pensare che tutto sia stato partorito da una sola persona e in un solo momento. Ecco perché, per chi se la fosse persa, abbiamo voluto raggruppare i momenti più salienti di questo suo incensarsi a uno specchio d’inchiostro, attraverso il quale Giggino annuncia la sua candidatura prima a Palazzo Santa Lucia, poi a Palazzo Chigi. Passi che lui stesso, novello “subcomandante”, ha definito “inevitabili” per il bene del Paese.

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Ma andiamo con ordine.

«Candidarmi alla Regione è inevitabile (…), ma mi candiderò soltanto se prima si costruisce qualcosa di veramente in­novativo che passi attraverso i territori, i beni comuni, i comitati, gli ammini­stratori, i militanti, le associazioni, i movimenti… Nella mia candidatura c’è il pro­getto di un fronte democratico. Niente recinti vetusti, però, niente aggregazioni composte da persone che hanno la sin­drome visiva della sconfitta»;

«Il mio obiettivo è candidarmi alla guida del Paese. Machia­vellicamente parlando, le elezioni regio­nali ed europee sono due momenti del progetto. A Palazzo Chigi potrò avere gli strumenti con cui attuare veramente la Costituzione repubblicana, che da 70 anni viene al massimo difesa e spesso svuotata»;

«Riconosco di avere carisma, di essere un punto di riferimento. È una cosa di cui vado umilmente orgoglioso, è una responsabilità che toglie il fiato ma che motiva ad andare avanti»;

«Io sono un antagonista»;

 

«Sono un marito felice, perché mia moglie non solo mi piace esteticamente, ma ho con lei un rapporto cementificato da valori forti. Ha anche lasciato il suo lavoro di avvocato e la sua terra di Calabria per dedicarsi alla famiglia (…) la ripago di uguale amore e non la tradisco»;

«Mi capita di accorgermene (di piacere alle donne ndr), ma mi accorgo di piacere anche a persone del mio stesso sesso. Alla gente piace stare con me, parlare con me, è affascinata»;

«Sono un uomo normale, quindi folle (…) Pensavo di essere sano ma con gli anni mi sto convincendo di essere folle»;

«Se Salvini si definisce capitano, quando arriverò a guidare il Paese io sarò il subcomandante (…) penso che in una vita precedente devo aver combattuto per qualche causa, perché sento in me una forza che non mi fa smettere di lottare per la giustizia»;

«Mi vedo come un illuminista che combatte tra la Francia e l’Italia, forse proprio nella Rivoluzione napoletana del 1799».

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