Allarme manutenzione a Palazzo San Giacomo

di Giancarlo Tommasone

In poco più di due settimane, a Palazzo San Giacomo, si è sfiorata la tragedia. Ad evitarla, l’unica contromisura veramente efficace, quando i mezzi terreni, e in particolare la manutenzione, latitano: la buona sorte.

 

 

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Anche se a Napoli si chiama in un altro modo. Ci siamo capiti. Nelle scorse ore un pesante lampadario di vetro e metallo è venuto giù dal soffitto dell’androne di ingresso del palazzo comunale, rovinando rumorosamente al suolo, insieme al supporto.

L’episodio fa coppia con il crollo di calcinacci registrato
lo scorso dieci agosto.

Da due balconi situati al secondo e al terzo piano della struttura che dà su Piazza Municipio, si sono staccati pezzi di intonaco. Solo per fortuna, in entrambe le occasioni nessuno si è ferito. La sicurezza, come in ogni altra città, dovrebbe essere in cima all’agenda dell’Amministrazione. Ma a Napoli, a parte i proclami, manca proprio a cominciare dalla casa di tutti i cittadini: il Comune, dove tra l’altro, il 3 settembre prossimo inizierà una serie di visite gratuite.

Il crollo del lampadario a Palazzo San Giacomo

Ecco, i proclami, appunto. Qualche giorno fa, dalla sua pagina Facebook, il sindaco Luigi de Magistris, impegnato nella personalissima battaglia a distanza contro Matteo Salvini e il Governo, in un post relativo alla tragedia del viadotto di Genova, ha scritto: «Governo e Parlamento devono finanziare la più imponente opera pubblica necessaria per il Paese, ossia mettere in sicurezza l’Italia: le scuole, gli edifici, le strade, i fiumi, le montagne, il verde, le infrastrutture, le coste.

Calcinacci e intonaco caduti dalla facciata di Palazzo San Giacomo

Insomma un radicale cambiamento per la sicurezza d’Italia». Va benissimo, ci sta tutta questa riflessione, anche perché a farla è il sindaco della terza città della Penisola. Ma quando si rende una «dichiarazione» del genere, se non si vuole essere contrattaccati ed esposti alla stessa critica (e anche al ridicolo), bisogna farlo con il presupposto che la sicurezza (il tema su cui si basa l’affondo di de Magistris) «regni» prima in casa propria.

Cadono anche i solai all’interno del Comune di Napoli

Non si può fare la figura barbina del bue che chiama cornuto l’asino. Giusto per fare il punto sulle condizioni di sicurezza a Napoli, ricordiamo che lo scorso 16 agosto un palo della luce si è abbattuto sulla carreggiata. E’ accaduto in Via Puccini, al Vomero; anche in questo caso, solo per una circostanza fortunata, non si sono registrate vittime.

Spostandoci all’Arenella, invece, in un’area di nemmeno cento metri quadrati (tra Via Niutta e Via Blundo), alcune settimane fa, due pali utilizzati per la segnaletica verticale, si sono letteralmente abbattuti sul marciapiede, corrosi alla base dalla ruggine.

Pure per quanto riguarda gli ultimi due episodi e l’incolumità
dei cittadini, ci ha messo la mano San Gennaro, non certo
il Comune di Napoli.

Il sindaco e la sua Amministrazione arancione continuano a dipingere una città ormai rilanciata grazie a un impegno che dura da sette anni, ma dimenticano, forse distratti dai toni rivoluzionari dei «comunicati» prodotti (ora contro il ministro dell’Interno, ora contro il Governo, ora contro Aurelio De Laurentiis e il governatore della Campania), che a Napoli si muore ancora, standosene nella propria auto o passeggiando per strada, magari proprio a due passi dal Comune.

A giugno del 2013 il decesso
di Cristina Alongi.

E’ in Via Aniello Falcone al Vomero, nella sua Fiat Panda, quando la vettura viene letteralmente schiacciata da un pino secolare, che si schianta con tutto il suo peso, provocando la morte della donna. A luglio del 2014, invece, la drammatica fine di un ragazzo di 14 anni. Si chiama Salvatore Giordano.

Il giovane viene investito dai calcinacci crollati
dalla Galleria Umberto I di Napoli.

Condotto al Loreto Mare, spirerà dopo quattro giorni. Alla base di tali episodi ferali la mancata manutenzione ordinaria, che avrebbe potuto evitare il verificarsi di tali tragedie. L’elenco è lungo, giusto per rinfrescare la memoria di tutti, ricordiamo che nel 2013 viene giù la facciata dello storico Palazzo Guevara di Bovino, schiantandosi sulla Riviera di Chiaia. Il 16 marzo scorso, infine, due operai vengono coinvolti dal crollo del muro perimetrale dell’ex monastero del complesso di San Paolo Maggiore, nella zona dei Tribunali.

 

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