Camillo Benso, conte di Cavour e Luigi de Magistris

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di Giancarlo Tommasone

Da repubblicano partenopeo 2.0 a difensore dell’unità d’Italia, un po’ neoborbonico marxista, un po’ separatista, un po’ Camillo Benso, conte di Cavour e, oseremo dire, «garibaldino».

Denuncia di avere una strana visione circa la coesione
nazionale, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris

Nella giornata di giovedì, il nostro, aveva tenuto una conferenza stampa davanti a Montecitorio, conferenza contro l’autonomia differenziata. «Con questo provvedimento si vuole dissolvere l’unità nazionale e aumentare le disuguaglianze», aveva dichiarato il primo cittadino partenopeo. Concetto ribadito poi, il giorno dopo in Consiglio comunale: «Rafforzare l’unità d’Italia (con) un nuovo processo di coesione che valorizzi tutte le autonomie». Leggendo queste dichiarazioni, emerge dunque, una volontà a difendere l’unità nazionale.

Principio che si discosta parecchio
da quello espresso in passato

Ad esempio, a maggio del 2017, de Magistris sembrò sostenere apertamente il referendum sull’autonomia fiscale di Veneto e Lombardia, poiché l’iniziativa del Carroccio sarebbe stata un’ottima opportunità per reclamare altrettanto da parte della città di Napoli.

Tanto è vero che Arturo Scotto, all’epoca deputato Mdp, aveva presentato addirittura una proposta di legge affinché Napoli avesse la stessa autonomia di Roma. Il concetto indipendentista viene ribadito da Giggino anche all’inizio del 2018: «Siamo stati talmente autonomi da sentirci una Repubblica, abbiamo trattato alla pari» con la Repubblica italiana. Così si esprime nel corso dell’assemblea pubblica di «deMa», forte dell’emendamento salva-Comuni che gli aveva evitato il crac del dissesto comunale.

Le idee riguardo al concetto di unità, a questo
punto sembrano essere sempre più confuse

Tra l’altro, tornando alla conferenza stampa di Roma, non dimentichiamo che accanto al sindaco c’era anche la delegata all’Autonomia, Flavia Sorrentino, che ci pare di ricordare, ha espresso sempre una posizione ultracritica nei confronti della Lega secessionista e si può considerare la «portabandiera» dei Neoborbonici 2.0. Riguardo alla Sorrentino si innesca un altro cortocircuito logico arancione: la delegata dovrebbe essere contenta di appoggiare questa secessione, di favorire la creazione della Macroregione del Sud, di schierarsi dalla parte di un progetto di autonomia, appunto. Invece, no. Anche lei supporta Giggino versione Cavour.

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