Il rione Scanzano di Castellammare di Stabia (foto di repertorio)

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Polito agli atti dell’inchiesta Domino bis

Dagli inquirenti è indicato come uno dei vertici del clan D’Alessandro, Sergio Mosca (consuocero del defunto padrino Michele), coinvolto nell’inchiesta Domino bis, che una decina di giorni fa è scaturita in una operazione che ha portato all’arresto di 16 persone. Diverse le accuse, a vario titolo, di cui rispondono gli indagati (in totale sono 27); sotto la lente è finita, in particolare, la rete imbastita dalla cosca stabiese per il traffico di sostanze stupefacenti.

Stando ai collaboratori di giustizia (le cui dichiarazioni sono agli atti dell’inchiesta), Mosca non avrebbe goduto della stima da parte di alcuni degli stessi D’Alessandro. Ad esempio, secondo quanto fa mettere a verbale, il 25 gennaio del 2011, il pentito Vincenzo Polito, uno dei familiari del boss Michele, Luigi D’Alessandro, avrebbe più volte redarguito pesantemente, Sergio Mosca, davanti agli altri affiliati. «Nel 2004 ho avuto con Sergio Mosca più di un rapporto. Dopo gli omicidi di Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone, Mosca dirigeva il clan D’Alessandro insieme ad Antonio Elefante», dichiara il pentito.

ad

Che continua: «In quel periodo Mosca mi chiedeva spesso di procurare motorini rubati. E una volta mi ha dato una pistola calibro 38 special, incaricandomi di nasconderla». Polito poi parla della reggenza del clan affidata a Mosca: «Quando a Scanzano non c’era nessuno della famiglia D’Alessandro, Sergio Mosca era il capo del clan». Nonostante il ruolo che ricopriva, però, non era esente da critiche da parte della famiglia che «rappresentava». Infatti, rivela il collaboratore di giustizia Vincenzo Polito, «quando era libero, Luigino D’Alessandro, in più occasioni, (anche) in mia presenza ha maltrattato verbalmente Sergio Mosca, dicendogli che era uno scemo e che pensava soltanto a se stesso».

Riproduzione Riservata