Il calciatore del Napoli, Lorenzo Insigne, e l'attore Peppe Miale

Hai coraggio, altruismo, fantasia, ci saranno ancora pagine chiare nel tuo (nostro) futuro…

E qualcosa rimane,
tra le pagine chiare e le pagine scure, e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente, ma uno zingaro è un trucco.
E un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane,
l’avrei distrutto con la fantasia,
l’avrei stracciato con la fantasia.
(Rimmel, Francesco De Gregori)

Nelle pieghe di una serata deludente e di un rigore calciato al lato, nelle menti di noi innamorati dell’azzurro e strenui difensori di chiunque vesta la meravigliosa casacca, sovvenivano immediate le note di una canzone altra di De Gregori, La leva calcistica della classe ’68, che fin troppo puntualmente ci parlava di ciò che amaramente avevamo appena vissuto.

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Noi assolutori, desiderosi di proteggere e inteneriti dalle lacrime dell’eroe sfortunato, avremmo voluto abbracciare Lorenzo e sussurrargli teneramente, come fa De Gregori con il suo Nino, che non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, perché un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. E ancora avremmo voluto sussurrargli consolatori che a lui non mancano mai né il coraggio né l’altruismo, men che meno la fantasia. Ma una comunità vasta come quella dei tifosi del Napoli, non è composta solo da noi, ma anche dagli altri.

E così come noi, anche gli altri hanno diritto e nobiltà di pensiero. E gli altri sono anche i colpevolisti che delusi addossano al nostro Lorenzo (peraltro anche il loro Lorenzo…) le responsabilità di una sconfitta che avrebbe potuto non essere tale se quel maledetto calcio di rigore fosse stato trasformato in gol. Lo affermano ricordando a tutti noi che se è vero che non è da questi particolari che si giudica un giocatore, è pur vero che il Nino della canzone aveva dodici anni e il cuore pieno di paura. Lorenzo il magnifico ne avrà invece trenta a giugno 2021. Tutti, noi e gli altri, abbiamo ragione e torto. E tutto sommato non è neanche importante definire la questione.

E’ forse importante invece provare a raccontare cosa è stato, cosa è e cosa potrebbe essere poi Lorenzo Insigne. E’ stato una giovane promessa di fuoriclasse che non si è poi rivelato tale. Ma avrebbe potuto essere un lussureggiante yacht naufragato nel mare oceanico delle aspettative che opprimono tutti i napoletani talentuosi che provano ad essere re nella propria città. E invece Lorenzo è una barca che non è mai affondata. Anzi, ha continuato a veleggiare, a volte imperiosamente a volte meno, su quella fascia sinistra respingendo altrove chi volesse appropriarsene.

Tutti gli allenatori che il Napoli ha avuto in questi anni felici, perché felici sono gli anni che stiamo vivendo, ne hanno fatto un elemento essenziale al loro progetto fino a farlo diventare il Capitano della squadra. Non è diventato un fuoriclasse, perché i fuoriclasse esistenti al mondo sono quelli che sovvertono i destini delle squadre in cui giocano. Ma campione lo è diventato. E’ un uomo di rendimento. E non è casuale l’uso del termine uomo. Perché il calciatore è l’uomo cosi come l’uomo è il calciatore.

Il rendimento dell’uomo calciatore Insigne è il rendimento di chi dà sempre il massimo di quello che ha nelle gambe e nel cuore. Ama la maglia azzurra almeno quanto l’amiamo noi, e la considerazione vale a dispetto anche di un possibile seppur mai comprovato amore giovanile per altra squadra. Oggi, e da sempre o quasi sempre, Lorenzo ama il Napoli. Corre, combatte, soffre, si sbatte al di là del ruolo in campo e in coerenza con la onorosa ed onerosa fascia di capitano. Chi non lo giustifica pensa che potrebbe valere potenzialmente di più.

Ma tale supposizione influisce ingiustamente sul giudizio. Potrebbe dare di più di 99 gol e 63 assist? Potrebbe dare di più di tutte le corse fatte per ripiegare in difesa nonostante la minutezza del suo fisico giustificherebbe un accorta e più qualitativa distribuzione delle forze? Credo sia più giusto esaltarlo e inneggiare a lui quando segna e fa assist che dileggiarlo per una giornata storta. E temo che tanti tifosi del Napoli facciano troppe poche volte la prima cosa e troppo spesso la seconda. Credo che Lorenzo percepisca il sentimento che aleggia attorno a lui.

Temo che questo influisca qualche volta sul rendimento e qualche volta faccia sì che la porta sia troppo piccola ed il portiere della Juventus troppo alto. E la palla scivola al lato del palo… E gli viene da pensare che quello zingaro che gli aveva pronosticato un futuro vincente sia effettivamente un trucco, come dice De Gregori.

Però, Lorenzo mio e nostro, se mi posso permettere, non fartene un alibi, perché le ragioni che pure potresti avere non sono sufficienti. Non hai più 12 anni come Nino. Ma hai coraggio, hai altruismo, hai fantasia. Ci saranno ancora pagine scure, speriamo poche. Ci saranno ancora pagine chiare, sicuramente tante. Sappi che nessuno di noi amanti del Napoli, chi ti ama e chi no, cancellerà mai il tuo nome dalla nostra storia. Sappi che domani ti sapremo volere più bene di quanto non siamo capaci di farti percepire oggi. Ci sarà un futuro invadente che colorerai d’azzurro, e noi ammireremo su quello sfondo azzurro l’arcobaleno più bello che ci sia. Il tuo tiro a giro.

Azzurramente, Peppe Miale