Il boss ha paura delle eventuali vittime da taglieggiare e fa prendere informazioni sul loro conto (foto di archivio)

L’imprenditore intercettato: lo so che sono 15mila euro all’anno, ma è il male minore

Dopo l’intervento del reggente del clan Fabbrocino, una grossa azienda del’hinterland partenopeo, si vede ridotta la tangente da 175mila euro – una tantum da 100mila, 12 rate da 5mila, e altri 15mila euro totali da versare in occasione di Natale, Pasqua e Ferragosto – ad appena 15mila euro all’anno. La circostanza emerge dalla conversazione intercettata che avviene tra un imprenditore (parente dei titolari della società finita nel mirino degli estorsori) e un affiliato alla cosca di San Giuseppe Vesuviano. Per ottenere lo sconto, l’imprenditore aveva dovuto «scomodare» il capintesta dei Fabbrocino, a cui lo legava una vecchia amicizia e al quale in precedenza, si erano rivolti, invano, i suoi stessi parenti (i titolari della società). «Il problema è che il parente mio mandò Geppino (dal boss), e questo ai parenti miei, li tiene sulle palle (non li sopporta). E allora (il boss) mandò via Geppino. A questo punto sono dovuto intervenire io», racconta l’imprenditore.

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far evadere il boss Mario Fabbrocino

«Appena andai da lui, (il boss) mi disse: “Chiama subito questo che ha chiesto l’estorsione e fallo venire qua”». Nei fatti, l’incontro si tiene proprio a casa del reggente del clan, alla presenza del boss dei Fabbrocino, dell’imprenditore e del ras dell’altra cosca, tale Franchino. «Io mi sentivo più sicuro a parlare vicino al boss, che non mi ha mai interrotto. All’inizio questi volevano 100mila euro come prima tranche, 5mila euro al mese, che diventavano 10mila per Natale, Pasqua e Ferragosto», racconta l’imprenditore. «Alla fine, però – continua – sono riuscito a chiudere a 15mila euro all’anno. Soldi da pagare per le feste comandate. Prima, i soldi, i miei parenti li davano a me, e quelli se li venivano a prendere, poi dissi a loro (agli estorsori): “Andateveli a prendere direttamente da mio cugino (uno dei titolari della società)”». «Una azienda come quella fattura 100milioni di euro l’anno (così risulta da intercettazione, ndr), cosa sono 15mila euro, per loro? Cioè, non è giusto, ma comunque, diciamo che nel male, è il male minore», conclude l’imprenditore.

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