giovedì, Settembre 29, 2022
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Lo scissionista pentito: 4 agguati per uccidere il fedelissimo dei Di Lauro

LA STORIA DELLA CAMORRA Il collaboratore di giustizia parla di come fu preparato il primo delitto della faida di Scampia e Secondigliano

L’omicidio di Fulvio Montanino – insieme a lui fu ucciso lo zio, Claudio Salierno – rappresentò lo spartiacque, il limite superato dal quale non si poté tornare indietro. Per due motivi; in primis: lo spessore dell’obiettivo, che a detta dell’ex boss Maurizio Prestieri, fu il personaggio di maggior calibro ucciso nel corso della prima faida di Scampia e Secondigliano. Si trattava, infatti, del luogotenente di Cosimo Di Lauro. In secondo luogo, perché con il delitto – consumato nella zona di Cupa dell’Arco, roccaforte dei Di Lauro – gli Scissionisti dichiararono ufficialmente guerra al clan di Ciruzzo’o milionario (il boss Paolo Di Lauro, ndr).

Ma stando al racconto del collaboratore di giustizia Luigi Secondo, riuscire ad intercettare Montanino, non fu per niente facile. La fase di preparazione durò un mese (fine settembre, fine ottobre 2004), e nello stesso periodo furono organizzati, in totale, quattro agguati. I primi tre fallirono e per uccidere il fedelissimo di Cosimino si rese necessario un quarto attentato, portato a termine alla fine di ottobre del 2004 (furono utilizzare sei armi, pistole e una mitraglietta calibro 9).

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che ora li manda a prendere uno alla volta»

«Il primo tentativo fallito fu quello fatto utilizzando un Fiat Fiorino bianco su cui viaggiavano i killer (…) in questo caso non si riuscì a intercettare Montanino in Via Cupa dell’Arco», fa mettere a verbale Secondo, nel corso dell’interrogatorio dell’undici ottobre 2010.

«Il secondo tentativo fu fatto con una Fiat Punto, e nemmeno questa volta si riuscì a intercettare l’obiettivo in Via Cupa dell’Arco». Qualche giorno dopo la storia si ripete con un altro fallimento. Questa volta, la coppia di sicari entra in azione in sella a uno scooter T-Max. «Si cercò di intercettare Fulvio (Montanino, ndr) in Via Roma verso Scampia, ai semafori, dove doveva passare per entrare nelle Kappe (complesso di edilizia popolare di Via Ghisleri, Lotto K, ndr)dove abitava. Quando i killer giunsero, Montanino era già sotto la sua abitazione (e decisero di annullare l’operazione, ndr)».

Dopo il terzo tentativo, Montanino si ammalò, restò a casa per una decina di giorni. Guarigione non fu mai più «nefasta», perché trovò la morte. I killer, avvisati da uno specchietista che seguiva l’obiettivo da un mese, «ricevettero la battuta» (gergale, sta per furono informati sulla posizione del target) e questa volta non fallirono. Montanino fu freddato insieme a suo zio, Claudio Salierno, erano in sella a una moto, una Honda Transalp. Il delitto si consumò intorno alle 17 del 28 ottobre 2004, in Via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco.

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