Dispositivi per l'attività di intercettazione (foto di repertorio)

La circostanza emerge da una intercettazione allegata agli atti dell’inchiesta sul «sistema» Sant’Antimo

Per il clan Puca era necessario mantenere buoni rapporti con la cosca maranese dei Polverino. La circostanza emerge non solo dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma pure da una serie di intercettazioni, effettuate dagli 007 dell’Antimafia. Il 29 dicembre del 2016, a bordo della vettura di Luigi Vergara, viene captata la conversazione che questi intrattiene con un altro indagato, Antimo Puca.

I due parlano di un incontro tenutosi a Marano, poco prima. «Su domanda di Vergara – è riportato nell’ordinanza – Puca affermava di essere appena tornato da Marano, dove aveva avuto modo di relazionarsi con esponenti del clan Polverino. In particolare, Puca chiariva che l’incontro era avvenuto attesi i buoni rapporti, anche di affari, esistenti tra il clan Puca e il predetto sodalizio maranese, ragion per cui, trovandosi nel periodo delle festività natalizie, era stato programmato il predetto appuntamento per lo scambio degli auguri».

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«Venivo da Marano – racconta Puca a Vergara – perché sono andato un poco da quelli (dai Polverino, ndr)… mandarono a chiamare, hai capito o no? E pare brutto… teniamo un rapporto buono con i Cesarano, con quegli altri là… con i Polverino… sai un certo rispetto, in un certo modo… lo scambio della bottiglia».

Dalla analisi della intercettazione in oggetto, emerge inoltre, che uno dei promotori dell’incontro tra gli esponenti dei due sodalizi, a cui si era recato quel giorno Antimo Puca – e durante il quale questi si era relazionato con tale Alfonso, che la polizia giudiziaria individua in Alfonso Cesarano, elemento di spicco del clan Polverino – era stato Amodio Ferriero (indicato dai collaboratori di giustizia, proprio come reggente del clan, in seguito all’arresto di Luigi Di Spirito).

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