La sala colloqui di un carcere (foto di repertorio)

La conversazione (intercettata) tra un capoclan del Vesuviano e la moglie che va a trovarlo a Poggioreale

In carcere non è finito nemmeno da dieci giorni, che il capoclan già pensa alla prossima latitanza da intraprendere se non vuole passare molti anni dietro le sbarre. La circostanza emerge nel corso della conversazione (intercettata) nella sala colloqui di Poggioreale, tra un boss e sua moglie. La paura del camorrista – reggente pro tempore di un potente clan del Vesuviano – è che presto gli venga notificata una misura per un reato ben più grave di quello che lo ha portato momentaneamente in cella. «Mo mi hanno arrestato per il fatto della pistola, ma secondo me, quelli (magistrati e forze dell’ordine, ndr) tengono il carico da 90 in mano, e oggi o domani, mi arriva un’ordinanza più pesante», dice con un soffio di voce, il malavitoso alla moglie, provando senza riuscirci, a eludere l’ascolto degli investigatori. «E secondo te che devi fare? Perché, tu dici che la pistola te l’hanno messa nel giardino?», domanda la donna. «Eh, certo. Lo hanno fatto per prendere tempo, hanno pensato mo ce lo imbrachiamo (arrestiamo, ndr), poi mentre sta già in galera gli mettiamo il carico da 90», risponde l’uomo. Che poi chiede alla moglie di parlare con l’avvocato: «Diglielo che deve subito fare la richiesta per i domiciliari, perché è l’unica soluzione. Così appena torno a casa, capiscimi, me ne sto solo io per un po’». «Il forte interesse ad ottenere gli arresti domiciliari – è riportato nell’informativa di polizia giudiziaria prodotta sul soggetto finito in carcere – a fronte di una detenzione relativamente breve per detenzione illegale della pistola, trova una logica spiegazione nel timore dell’uomo di essere arrestato per fatti ben più gravi, per cui, verosimilmente, lo stesso sta già pianificando un lungo periodo di latitanza in attesa dell’esito degli sviluppi giudiziari che lo potrebbero coinvolgere».