sabato, Novembre 26, 2022
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«L’ira di Isacco»: le sacre scritture rilette da Agostino Buono

Lo scrittore: «Anche chi non crede può porre un accento su controversie religiose»

di g.acu.

Dio, per mettere alla prova la fede di Abramo, gli ordina di sacrificare il proprio figlio Isacco. Abramo si reca senza esitazioni sul monte Moriah e mentre sta per compiere diligentemente il sacrificio, impugnando già il coltello, un angelo del Signore scende a bloccarlo e gli mostra un ariete da immolare come sacrificio sostitutivo. Genesi, 22 1-18. La prefigurazione del sacrificio di Cristo, secondo l’interpretazione più accettata e condivisa.

Oppure, l’annullamento totale del libero arbitrio dell’uomo di fronte al suo destino. Il Signore aveva promesso ad Abramo che la sua prole sarebbe stata numerosa, e tutte le nazioni della Terra sarebbero stata benedette. Aveva liberato suo nipote Lot e salvato le sue figlie da Sodoma e Gomorra, e gli aveva consentito di avere un bambino alla veneranda età di 100 anni, mentre la moglie Sara ne aveva «solo» 90. Di conseguenza, quando Dio gli dice di offrire il figlio «come olocausto su uno dei monti che io ti designerò», il patriarca non ebbe esitazioni.

Ma la storia narrata nella Bibbia si può anche guardare da altre angolazioni, come ha fatto Agostino Buono nel suo «L’ira di Isacco» (Guida Editori). Dio mortifica Isacco sottoponendolo ad un trauma psicologico con il famigerato sacrificio, sventato dal bellissimo angelo inviato dalla divinità. Da quel momento Isacco dichiara guerra al padre Abramo ed al Dio biblico, ponendosi come obiettivo della sua vita quello di non diventare il capostipite del popolo eletto. L’ira di Isacco è un’epopea, in cui l’odio si interseca a momenti di riflessione sull’amore e sull’amicizia, che si intrecciano e si sfaldano e in cui le vite si svolgono sul sottilissimo filo di questi sentimenti a tratti saldi e a tratti estremamente vacillanti. Ed è lo stesso autore del libro a raccontarci la genesi del suo primo romanzo.

ll Dio della tradizione cristiana

Innanzi tutto, da dove è arrivata l’ispirazione per questo libro, e qual è il messaggio che volevi trasmettere

«Il messaggio è quello che il Dio biblico della tradizione cristiana in realtà è un Dio crudele: il titolo è “L’ira di Isacco” perché ho inventato la storia dopo il sacrificio sventato dall’angelo; una storia che prende in considerazione il trauma di un bambino sul punto di esser sacrificato, con il padre che preferisce obbedire alla divinità, che gli chiede di dimostrargli la sua fede uccidendo il figlio».

Nella Genesi, Isacco accetta il suo destino salvo poi essere salvato dall’Angelo che interviene a fermare Abramo. Nel tuo libro invece le cose vanno diversamente. Da un lato l’accettazione del proprio destino, dall’altro l’intervento del libero arbitrio: una differenza filosofica prima ancora che narrativa

«Nell’antico testamento l’autore non spiega quali fossero le reazioni di Isacco: Abramo impugna il pugnale e sta per sacrificarlo, ma nel mio libro Isacco non accetta il destino che Dio gli ha riservato. Come spiegherà poi l’angelo, da Isacco deriverà una stirpe che avrà la prevalenza sugli altri popoli, ed anche in questo a mio giudizio si può notare il disegno perverso di Dio».

«Isacco non accetta di diventare capostipite di un popolo che muoverà guerra ad altri popoli. Ho dato una mia interpretazione personale del libero arbitro, che farà da guida al comportamento di Isacco. Nel mio libro Dio è un motore immobile, per quanto concerne i comportamenti di Isacco, in senso quasi aristotelico: Dio fa la prima mossa per imprimere un «marchio» su Isacco, poi lui si comporta in maniera crudele in tutto il libro in conseguenza della decisione di Dio, che lo istiga alla cattiveria destinandolo al sacrificio tramite il padre».

I castighi e le porte dell’inferno

Il libro si apre ad Auschwitz, con un colonnello tedesco che vuole ricreare la scena del sacrificio di Isacco immedesimandosi nel ruolo del Dio terribile: qual è il messaggio che intendevi dare con questo parallelismo?

«Ci tengo a precisare che questo mio parallelismo non ha alcuna velleità politica, non voglio dare alcun giudizio sui totalitarismi novecenteschi. Prendo soltanto spunto da quella che è stata la crudeltà nei confronti degli ebrei, ed accosto la cattiveria di un dio a quella di un nazista. Così come i nazisti hanno infierito contro gli ebrei, rendendo schiavo un popolo intero, così il Dio ebraico non è, per quello che ha fatto al popolo eletto, un Dio buono, ma al contrario è un Dio crudele. Infatti, come si legge in profeti come Isaia, il più importante insieme ad Elia, il Dio degli eserciti prevede per il suo popolo dei castighi come quello di spalancare le porte dell’inferno e farli precipitare in preda alla sete ed alla fame. Quindi, come i nazisti, così il Dio ebraico».

Isacco prova a creare una discendenza di sangue misto per non sottostare al piano di Dio, di renderlo capostipite del popolo eletto: eppure alla fine le cose vanno in un altro modo. Quanto spazio abbiamo per il libero arbitrio nelle nostre vite?

«Non sono credente, quindi credo che il libero arbitrio non abbia alcun margine. Può essere influenzato solo da aspetti caratteriali, da influenze psicologiche che ci portiamo nella vita sin dall’infanzia, che possono essere positive o negative. Ma noi abbiamo sempre una certa capacità di disciplina e di gestione. Quindi non credo al libero arbitrio come lo intendevano i cattolici, né a una predestinazione, su cui ad esempio si basava la dottrina di Martin Lutero».

La fascinazione

Pur non essendo credente, hai mostrato molto interesse alle sacre scritture e ne hai tratto grande ispirazione

«Le sacre scritture sono spunto di interesse: possiamo sentire la fascinazione della religione anche da non credenti. Grandi intellettuali come Piergiorgio Odifreddi hanno scritto molto sulla religione, della quale sono diventati dei divulgatori. Anche chi non crede può porre un accento su controversie religiose, come ad esempio ha fatto anche José Saramago in alcuni dei suoi libri».

Questo era il tuo primo romanzo: progetti per il futuro?

«Tra una cosa e l’altra, ho impiegato otto anni per completarlo. Di progetti futuri non parlo per scaramanzia: però c’è qualcosa che bolle in pentola…».

g.acu.

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