sabato, Novembre 26, 2022
HomeCulturaL’inverno della morte rossa, un appassionante thriller storico

L’inverno della morte rossa, un appassionante thriller storico

Gli autori Brunoldi e Santoro sono tornati in libreria con un nuovo lavoro di grande impatto pubblicato da Newton Compton

L’inverno della morte rossa è un thriller mozzafiato. L’azione si svolge nel 527 d.c. tra le nevi dei monti Simbruini dove Benedetto da Norcia, fuggito da una Roma peccaminosa e corrotta, ha creato i suoi monasteri. E la sua comunità dà vita a uno dei più grandi fenomeni della storia dell’Europa, il monachesimo occidentale. L’Italia di quel tempo è, per larga parte del suo territorio, governata dai goti nella persona di Amalasunta, figlia del grande Teodorico, che durante il suo breve regno coltiva un sogno molto ambizioso: creare un nuovo grande impero d’occidente che unisca la forza militare del suo popolo con la sapienza politico – amministrativa dei romani.

In questo contesto storico i due autori calano le vicende frutto di fantasia che popolano il loro romanzo. Come sempre avviene nel genere del thriller storico, i fatti storicamente determinati si intrecciano con vicende inventate, e personaggi fittizi camminano a braccetto con quelli storicamente esistiti. L’intreccio prende avvio dal misterioso omicidio di un monaco cui seguono altri delitti.

Chiamati a indagare sui misteriosi accadimenti, il senatore romano Tiberio Corvo e il guerriero goto Optari devono superare i reciproci pregiudizi per riuscire a svelare il mistero e acciuffare un feroce assassino. I sospetti fioriscono ovunque. Non riguardano solo la banda di briganti del famigerato Lupo Scarlatto che imperversa nella valle, ma anche i monaci e persino l’ambiguo fondatore Benedetto. Quest’ultimo, infatti, al misticismo e al carisma della sua figura affianca un’idea di disciplina che rasenta il fanatismo. Una storia avvincente, con personaggi carismatici e ambientazioni suggestive.

Oriente e occidente

Il periodo storico in cui si svolge la vostra narrazione è un momento di transizione, esatto?

«Sì, certo, alcuni lo definiscono come l’alba del Medioevo o il tramonto del Tardo Antico. È un momento di grandi cambiamenti. Ma mentre in oriente l’eredità romana ha dato vita a qualcosa di nuovo e duraturo come l’impero bizantino, in occidente si susseguono molteplici dominazioni barbariche, nessuna delle quali è in grado di cogliere l’eredità romana per trasformarla in qualcosa di fertile e duraturo. Ciononostante, anche la penisola è luogo di fermento e di innovazioni culturali, politiche e sociali».

Come mai avete scelto per protagonisti un senatore romano e un guerriero goto?

«Perché incarnano alla perfezione lo spirito dei loro popoli. Tiberio è un senatore colto e raffinato, un uomo di pensiero acuto, tuttavia troppo legato al retaggio di Roma per immaginare compiutamente un futuro. Optari è un conte e guerriero goto che fa della forza e della vitalità valori fondanti, che non possono però prescindere dalla lealtà e dall’onore. La sua visione del futuro è caotica. Solo la loro unione nel superamento dei reciproci difetti può incarnare il sogno di Amalasunta».

C’è poi la grande figura di Benedetto da Norcia che, però, voi avete presentato in una luce particolare.

«Benedetto è certamente un gigante del pensiero e dello spirito. La nascita della sua comunità e della sua regola sono destinate a influenzare la futura storia politica e sociale Europea. I Benedettini avranno un’influenza culturale enorme. Tuttavia, a noi interessava indagare un elemento diverso, conoscere più l’uomo che il mistico o il religioso. Ed è stato possibile farlo non solo attraverso i molti saggi sulla sua figura, ma anche e soprattutto grazie all’agiografia contenuta nella fonte più autorevole sulla sua vita, e cioè I dialoghi di Gregorio Magno. Questi ultimi se letti in chiave laica lasciano trasparire una personalità ambigua, un uomo con un’aspirazione trascendente altissima, ma che per realizzarla non esita ad applicare una disciplina feroce con i suoi seguaci».

I principi narrativi

C’è una regola che seguite nel costruire le vostre storie?

«È un discorso complesso. Ogni buon narratore sa che ci sono dei principi che presiedono a ogni storia efficace come il ritmo narrativo, la costruzione della suspense, i colpi di scena, l’arco di trasformazione di un personaggio. Tuttavia, si tratta di principi e non di regole inviolabili. Qualsiasi principio può essere disatteso, se la trasgressione ci porta a scoprire qualcosa di interessante e incisivo. La scrittura, come spesso mi capita di ripetere nelle interviste, è navigare per mare aperto: non ci si imbarca senza conoscere le regole base della navigazione, ma non si giunge ad alcuna emozionante scoperta se non ci si lascia la libertà di farci sorprendere dall’ignoto».

Articoli Correlati

- Advertisement -