LA FAIDA DI SECONDIGLIANO DEL 2012 / I verbali di Anna Altamura, che fece da specchiettista per l’agguato che costò la vita a Lino Romano (scambiato per il reale obiettivo del raid)

Il progetto era stato pianificato nei minimi dettagli, senza lasciare nulla al caso. A morire doveva essere Domenico Gargiulo, alias sicc penniello, vicino agli ambienti della Vanella Grassi e dei Marino delle Case Celesti. Alla fine, però, per un errore di persona, a pagare con la vita è Lino Romano, vittima innocente della camorra, che si trova nel posto sbagliato, al momento sbagliato. E’ la sera del 15 ottobre del 2012, quando un killer del clan Abete-Abbinante-Notturno entra in azione ed esplode all’indirizzo del 30enne di Cardito, scambiato per il reale obiettivo dell’agguato, ben 14 colpi di pistola. Il «rebus» è risolto grazie alle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, che un mese dopo quei tragici fatti si recano in questura per rilasciare dichiarazioni spontanee. Si tratta di quelli che nel gergo della camorra, vengono chiamati specchiettisti o filatori, vale a dire coloro che segnalano i movimenti dell’obiettivo al commando che poi dovrà eliminarlo. Coinvolto nell’episodio è un intero nucleo familiare di Marianella, i fratelli Carmine e Gaetano Annunziata e la madre di questi ultimi, Anna Altamura.

Il telefono «dedicato» fatto
recapitare alla donna
da Salvatore Baldassarre

Secondo quanto fa mettere a verbale la donna, il delitto sarebbe stato progettato un mese prima (verrà eseguito poi materialmente da Salvatore Baldassarre, mentre la vettura utilizzata per il raid era guidata da Giovanni Marino). «Sono la madre di Carmine e Gaetano Annunziata, entrambi i miei figli hanno rapporti con il clan dei Notturno, Abbinante ed altri di cui in questo momento mi sfuggono i nomi, io ho fornito loro appoggio, su richiesta di mio figlio Gaetano, in occasione di un omicidio (omissato negli atti dell’inchiesta, ndr)», dichiara la donna. «Sempre su richiesta di mio figlio Gaetano – continua Altamura – che nell’occasione mi disse che avevano fatto “un guaio” e dunque un omicidio, oltre a consentire ai suoi amici di rifugiarsi a casa mia, ho anche provveduto a spostare l’auto utilizzata per il delitto con le armi ancora dentro. Si deve quindi comprendere che già prima dell’omicidio del Romano mi ero prestata ad aiutare il gruppo dei miei figli anche se in cambio non ho mai ricevuto nulla».

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Gargiulo tre volte, ma riusciva sempre a salvarsi»

Ma come si arriva a coinvolgere la donna nell’agguato del 15 ottobre 2012? «Dopo che fornii appoggio per l’omicidio di cui ho parlato, mi è stato chiesto nuovamente di aiutare il gruppo e mi è stato proposto di segnalare la presenza del fidanzato di mia nipote, tale “sicc penniello”, soggetto che io non conoscevo di persona ma di cui avevo sentito parlare», dichiara la collaboratrice di giustizia, che parla anche del compenso che avrebbe dovuto ricevere per segnalare la presenza di Gargiulo, con un sms, da inviare da un telefono «dedicato» che «aveva ricevuto da Baldassarre».

Il racconto di Anna Altamura,
madre di altre 2 persone
coinvolte nella preparazione del delitto

«Accettai quindi l’offerta che mi fu fatta – rendiconta agli inquirenti Anna Altamura – anche perché mi propose nell’occasione di ricompensarmi con la somma di 3.000 euro. La prima volta che Gianluca (alias Giovanni Vitale, uno degli indagati, ndr) mi parlò di questa cosa, offrendomi la somma di 3.000 euro risale, al mese di settembre del 2012. Parlai della proposta di Gianluca con mio figlio Gaetano che mi disse di non dargli retta. In seguito poi mi sono convinta ad accettare anche per problemi economici dovuti alla salute di mia figlia. Comunque anche mio figlio Gaetano condivise la mia scelta e sapeva quindi che io mi ero impegnata per assolvere al mio compito di segnalare il momento in cui potevano intervenire per uccidere “sicc penniello”. Ho poi nuovamente parlato con Gianluca anche rinfacciandogli che non si erano saputi comportare con me in occasione dell’aiuto da me prestato per l’omicidio di cui ho riferito in precedenza (quando la donna aveva fornito appoggio), in quanto non mi avevano in alcun modo ricompensato e lui si impegnò personalmente a darmi 1.000 euro per l’omicidio di “sicc penniello” a titolo personale, oltre a quello che mi avrebbero poi dato gli amici, riferendosi cioè agli altri del clan».

L’epilogo con la morte di Lino Romano,
vittima innocente della camorra

Alla fine, il messaggio di «via libera» ai killer, da parte della donna, non arrivò mai. Gargiulo (poi assassinato a settembre del 2019) era ancora a cena con la nipote di Altamura in un appartamento dello stabile di Marianella, quando Romano, uscì dal portone dello stesso palazzo, fu scambiato per sicc penniello e ucciso dal killer.

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