sabato, Agosto 13, 2022
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L’incubo dei lavoratori Tirrenia: tfr bloccato da due anni

Sullo sfondo lo spettro fallimento che lascerebbe a casa 1200 dipendenti

di g. acu.

Tfr bloccato da giugno 2020 per alcuni, da dicembre 2020 per altri: è la vicenda che coinvolge circa 1200 lavoratori della Tirrenia, acquisita dal gruppo Moby: e se la holding della famiglia Onorato non salda i 180 milioni dovuti nelle tre rate previste (che andavano pagate dal 2016 al 2021), tutti i creditori della Tirrenia non potranno vedere onorate le proprie spettanze. E tra questi, ci sono appunto i lavoratori sia marittimi che amministrativi: ogni procedura è stata bloccata dal Tribunale di Milano, che con decreto del 10 febbraio 2022 ha stabilito nel 31 marzo il termine ultimo per consegnare tutta la documentazione necessaria comprovante un accordo tra le parti.

«Sullo sfondo, l’ombra del fallimento – spiega Sergio, uno dei lavoratori coinvolti nella vicenda – che manderebbe definitivamente a casa tutti i dipendenti. In alternativa, un concordato che farebbe passare la società in amministrazione controllata, dunque si passerebbe da una flotta di 20 navi, ad una con 4 o 5. In pratica, cambierebbe ben poco per noi dipendenti: la maggior parte di noi, finirebbe comunque per strada».

Accordo con i creditori

Nelle scorse settimane il gruppo Moby ha raggiunto un importante accordo con la maggiore parte dei propri creditori, banche e bondholder. Ma resta da definire, come specificato in un comunicato stampa diffuso dalla Onorato Armatori, la vicenda legata al credito con Tirrenia in As per 180 milioni di euro. Il gruppo ha offerto a Tirrenia in AS 144 milioni quattro navi con ipoteca in garanzia, ma secondo lo stesso Vincenzo Onorato sarebbe in atto una precisa strategia per far fallire Moby.

«Inspiegabile – sostengono dalla Onorato Armatori – l’assoluta indifferenza da parte del Mise per la sorte di un gruppo di compagnie che dà lavoro ad oltre seimila famiglie, principalmente al Sud». Sempre secondo la società armatoriale, alle spalle di tutto ci sarebbe il gruppo Grimaldi, che avrebbe solidi rapporti con la Lega di Matteo Salvini. Ma nel mezzo di questo mare in tempesta, ci sono i lavoratori. «Siamo in attesa di sapere quale sarà il nostro destino – continua Sergio – in teoria sul nostro Tfr potrebbe intervenire il fondo di garanzia dell’Inps, ma se non si sblocca la situazione presso il Tribunale di Milano, non possiamo ricevere nulla». E se l’accordo non verrà trovato entro il 31 marzo, verrà aperta la procedura fallimentare. 

Due alternative, stesso destino

I dipendenti ex Tirrenia non ci stanno però a recitare la parte dell’agnello sacrificale, e alzano la voce per la tutela della propria vita contro il «piano di rientro» che rappresenterebbe in ogni caso una sconfitta. «Il concordato fallimentare che la società ha proposto ai creditori è la testimonianza della gestione scellerata che è stata fatta della Tirrenia, utilizzata come un bancomat – prosegue Sergio – ville in Sardegna, auto di lusso, bonus prelevati dalle casse: tutto a spese dei lavoratori».

Va ricordato che Tirrenia-Cin era stata valutata 376,9 milioni di euro, di cui 135 milioni pagati al closing dell’operazione nel luglio 2012 e altri 62 milioni nel febbraio 2016, in occasione del rifinanziamento del debito. I restanti 180 milioni dovevano essere pagati, come già accennato, in tre rate da 55, 60 e 65 milioni. Ma nessuna di queste spettanze è stata onorata.

Il bancomat e le inchieste

Da qui le accuse alla holding degli Onorato, di aver «drenato risorse di Cin per oltre 210 milioni così da impedire a quest’ultima di ripagare all’amministrazione straordinaria il prezzo di 180 milioni per la cessione della flotta». Il «bancomat» di cui parlavano i lavoratori: Vincenzo Onorato e il figlio Achille, a tal proposito, sono indagati dalla procura di Milano per bancarotta fraudolenta.

L’inchiesta del pm Roberto Fontana riguarda la situazione patrimoniale e contabile di Moby, la società di navigazione controllata dalla famiglia Onorato. Gli inquirenti stanno analizzando da mesi spese ed erogazioni che nulla avrebbero a che fare con l’oggetto sociale dell’azienda: spese private di famiglia, oltre a finanziamenti alla politica che hanno aggravato la situazione finanziaria del gruppo fino a determinarne il dissesto. E su Vincenzo Onorato pende anche l’inchiesta per «influenze illecite» dopo la scoperta delle chat con Beppe Grillo, sui rapporti commerciali tra Moby, la società del fondatore dei 5Stelle e la Casaleggio Associati. Una situazione molto intricata: nel mentre, i lavoratori continuano ad aspettare il loro Tfr.

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