(Nelle foto il pentito Carmine Campanile, Ciro Contini e Antonio Napoletano)

Il pentito del clan Caldarelli di piazza Mercato ricostruisce l’episodio che poteva costargli molto caro: «”’O nannone” l’aveva abbandonata a Porta Nolana dopo che gli spararono, ma fui costretto a restituirla»

di Luigi Nicolosi

Il furto di quella moto poteva costargli molto caro, non a caso si presentò di lì a breve per metterlo a posto niente di meno che il nipote dell’indiscusso boss Edoardo Contini “’o romano”. Carmine Campanile, all’epoca uomo di punta del clan Caldarelli di piazza Mercato aveva deciso di impossessarsi di un’enduro apparentemente abbandonata, ma ignorava che quella Honda appartenesse in realtà al giovane killer e ras Antonio Napoletano “’o nannone”, figura al vertice della “paranza dei bambini”, all’epoca capeggiata proprio da Ciro Contini “’o nirone”: «Vennero da me e mi chiesero di restituirla, cosa che feci».

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Il singolare episodio è stato ricostruito da Carmine Campanile, oggi collaboratore di giustizia, nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto all’inizio del febbraio del 2019. Quel lungo verbale rappresenta uno dei cardini dell’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa, con l’esecuzione di venti arresti, ha messo nuovamente all’angolo il clan Sibillo di piazza San Gaetano, nel cuore dei Decumani. Nel corso del faccia a faccia con il pubblico ministero l’ex uomo dei Caldarelli-Mazzarella non si è però limitato soltanto a descrivere i traffici di droga o i ruoli ricoperti dagli affiliati all’interno dei rispettivi clan. Campanile ha infatti dedicato un interessante passaggio anche alla ricostruzione del momento che l’ha portato a incontrare e conoscere il babykiller Napoletano. 

Siamo nel pieno dell’ultima faida di Forcella che ha visto contrapporsi i ragazzi terribili del clan Sibillo ai più strutturati Mazzarella-Buonerba: «Ho conosciuto Antonio Napoletano – ha spiegato Campanile – perché gli ho ritrovato il motociclo, Transalp di colore rosso e bianco, che lui aveva quando fu sparato nel 2015 e che abbandonò a Porta Nolana perché non era più marciante, che io rubai di notte mentre mi trovavo di passaggio proprio a Porta Nolana». Di lì a breve il maltolto sarebbe però tornato al legittimo proprietario: «Vennero da me Ciro Contini, detto “’o nirone”, e Luca Capuano, detto “’o cafone”, che mi chiesero, sapendo che facevo questi reati nella zona di Porta Nolana, di restituire loro il motoveicolo di “’o nannone”, cosa che feci. È stato in quell’occasione che ho avuto a che fare con queste persone. Successivamente ho incontrato “’o nannone” a piazza Mercato che parlava con Francesca Casadei, figliastra di Fabio Pacifico e Luisa Pane, e in questa occasione ci siamo conosciuti». Insomma, il furto della moto era ormai acqua passata.

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