Attività per il recupero di minori a rischio, a Napoli si lavora per cercare di salvare tanti giovani dalla strada. Il limoncello per mostrare a ragazzi con storie difficili alle spalle l’importanza del lavoro e della gratificazione che può venirne.

E’ questo il corso scelto a Napoli dalla comunità alloggio per minori ‘Il Cedro’,
che si trova all’interno della Casa dei padri rogazionisti della zona dei Colli Aminei
e che ospita fino a otto minorenni dell’area penale o immigrati minori non accompagnati

«Il progetto si chiama ‘Non è Cedro ma limoncello’ – racconta all’Ansa Maria Meola, educatrice professionale della comunità – ed è nato lo scorso anno. Nel parco abbiamo diversi alberi di limone e abbiamo deciso di far partire una produzione artigianale, che viene svolta dagli stessi ragazzi alloggiati nella comunità. I ragazzi eseguono tutto il procedimento, imparano a vedere con occhi diversi il prodotto, capiscono il lavoro che c’è dietro e la pazienza che ci vuole per realizzarlo. Abbiamo ragazzi dai modi bruschi, che sono abituati a prendersi tutto e subito, così capiscono il valore della pazienza».

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Nella comunità ci sono oggi tre ragazzi napoletani
affidati dal tribunale per i minori e due ragazzi
arrivati da soli in Italia, un 16enne
del Gambia e un 17enne maliano

«I ragazzi napoletani che vengono qui – dice l’educatrice – sono in misura cautelare o messa alla prova. Parliamo di ragazzi accusati o condannati per rapina, spaccio di stupefacenti. Sono giovani che anche in famiglia non hanno mai visto la cultura del lavoro, quindi bisogna partire dalle basi».

E l’idea ha fatto nascere anche una rete di solidarietà

«Quest’anno abbiamo prodotto 980 bottiglie di limoncello – spiega Meola – non bastavano i limoni del giardino ma un fruttivendolo del rione Sanità ha deciso di regalarci la fornitura che ci mancava, ha creduto alla nostra iniziativa». Il limoncello viene venduto nella Casa dei Rogazionisti e in alcune occasioni di mercati pubblici: «I proventi – prosegue Meola – li usiamo per organizzare gite o per acquistare oggetti che gratifichino il lavoro dei ragazzi. Lo scorso anno, ad esempio, comprammo una playstation, ma abbiamo organizzato anche gite al Lago di Barrea e sul Gran Sasso. Quest’anno useremo i soldi per una vacanza per i ragazzi a Lecce. Devono toccare con mano le gratificazioni del sacrificio. Alcuni di loro all’inizio oppongono delle resistenze, lo fanno ‘per dovere’, poi dopo qualche settimana ci ringraziano perché si sentono soddisfatti dal lavoro».