Lo hanno trovato morto in casa. Ha rivolto contro di sé la canna di una pistola, mirando al cuore, e ha esploso un colpo, almeno secondo la prima ricostruzione dell’accaduto. È morto suicida il professore del liceo Vico di Napoli agli arresti domiciliari da qualche giorno nell’ambito di una indagine su suoi rapporti sessuali con due 16enni sue alunne. Si chiamava Vincenzo Auricchio.

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La relazione con le minorenni è emersa dopo le denunce delle giovani vittime che avrebbero accettato le sue ‘attenzioni’ forse in cambio di buoni voti a scuola. I rapporti erano testimoniati anche da messaggi in chat e via sms. L’uomo si è sempre dichiarato innocente.

I rapporti sarebbero stati consenzienti ma pur
sempre punibili perché consumati con minorenni.

Alle due adolescenti gli sms arrivavano dal tablet in uso al professore che si era giustificato dicendo che qualcuno lo avrebbe usato a sua insaputa per incastrarlo. Le due vittime sono state convocate in procura a Napoli nei giorni scorsi e hanno confermato tutte le accuse. Una di loro avrebbe denunciato il prof per gelosia dopo aver saputo del rapporto con l’altra alunna.

Dolore e rabbia sui social, tra chi lo conosceva, reazioni forti alla notizia del suicidio . Il pensiero va alla vittima ma c’e’ anche chi evidenzia il momento difficile che stanno vivendo le giovani coinvolte nella vicenda. C’e’ chi senza mezzi termini parla di “gogna mediatica dei giornalisti. Quanto possono far male le parole. Io ho avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo, una persona straordinaria e amorevole, un professore a cui piaceva insegnare e faceva amare la sua materia. La stampa ha cominciato a ricamarci in modo incredibile”.

L’uomo si è tolto la vita con la pistola legalmente detenuta

In un altro commento si spiega: “qualche mese fa venni a conoscenza delle voci che hanno portato nel giro di pochi giorni al suo arresto e al suicidio. Era un uomo timido, appassionato dal suo mestiere, che amava trasmettere. Chi lo ha conosciuto, intimamente sperava che fosse scagionato da quelle accuse infamanti”. Una testimonianza riferisce di lui “affrettarsi nei corridoi coi suoi mucchi di fotocopie infilati tra i volumi di analisi. Avrei dovuto urlare contro la infamia orrenda che da mesi ha reso la sua vita impossibile”.