I boss Vincenzo Licciardi ed Edoardo Contini

La camorra dell’area Nord – I due gruppi compongono insieme alla cosca dei Mallardo, il cartello dell’Alleanza di Secondigliano

Dopo la dissociazione dall’omonimo clan del capo storico, Giuseppe Lo Russo, di fatto contiamo una popolazione di collaboratori di giustizia, tra gli esponenti malavitosi di vertice della camorra dell’area nord, alquanto numerosa. Solo sul versante della cosca dei capitoni di Miano, troviamo i fratelli Salvatore, Mario e Carlo Lo Russo, e Antonio (meglio conosciuto come Tonino, figlio di Salvatore).

I pentiti nelle fila dei clan
Di Lauro, Scissionisti e Lo Russo

Spostandoci sul versante dei Di Lauro, tra i boss pentiti si annoverano i fratelli Maurizio e Tommaso Prestieri. Mentre riferendoci agli Scissionisti, hanno lasciato la fazione dei «rivoltosi», per passare dalla parte dello Stato, personaggi del calibro di Carmine Cerrato, Biagio Esposito (il cui patrigno, Salvatore De Magistris fu ammazzato durante la faida), del killer Carlo Capasso (entrato nel «sistema» di Secondigliano, ancora minorenne), di Gennaro Notturno.

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Attualmente, sempre per quel che riguarda la camorra dell’area nord di Napoli, sono due i gruppi storici (e tra i più temibili di Napoli e provincia) che non presentano, finora, pentiti tra gli esponenti di vertice: si tratta del clan Licciardi e del clan Contini. Per trovare parentesi collaborative nella cosca della Masseria Cardone – esauritesi, tra l’altro, in un periodo assai contenuto, con la ritrattazione delle dichiarazioni rese -, dobbiamo andare indietro di decenni, con il boss Costantino Sarno, e con Luigi Esposito, alias nacchella (considerato il sicario di fiducia del defunto capoclan, Gennaro Licciardi).

Sia i Licciardi che i Contini, non bisogna dimenticarlo, fanno parte (insieme al clan Mallardo di Giugliano) del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, nel suo complesso, l’organizzazione criminale tra le più attrezzate (se non la più attrezzata) sia a livello economico (in quanto a traffici illeciti storicamente gestiti) che a livello militare. Peso criminale rafforzato appunto, anche dal fatto di non registrare collaboratori di giustizia all’interno dei propri «comparti direttivi».