giovedì, Agosto 11, 2022
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L’eterna faida di Napoli Est: stanati dopo dodici anni i killer di Patrizio Reale

Alba di manette a San Giovanni a Teduccio, scacco al rivale clan Mazzarella-D’Amico: la svolta grazie alle intercettazioni in carcere

di Luigi Nicolosi

Dopo anni di indagini, l’inchiesta sull’omicidio di Patrizio Reale sembra essere arrivata a un punto di svolta. Sei misure cautelari sono state eseguite nei confronti di altrettanti indagati per l’assassinio di Patrizio Reale, ucciso l’11 ottobre 2009 a San Giovanni a Teduccio. La polizia di Stato ha eseguito questa mattina un’ordinanza cautelare, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda, nei confronti di cinque indagati gravemente indiziati del reato di concorso in omicidio, aggravato anche dal metodo mafioso e dall’agevolazione dell’organizzazione di appartenenza. Per lo stesso reato è stata eseguita un’ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale per i minorenni di Napoli nei confronti di un ulteriore indagato all’epoca dei fatti minorenne.

Via Nuova Villa da un lato e via Pazzigno dall’altro. Al centro via Imparato. Meno di 500 metri di distanza per un faida di camorra che nel quartiere della periferia est di Napoli si trascina da oltre 30 anni. Da un parte i Rinaldi e dall’altra i Mazzarella, che per la zona orientale si sono serviti di un esercito di ragazzini diretti dai D’Amico detti “Gennarella”. Per la morte di Patrizio Reale sono stati destinatari di misure cautelari i capi della cosca, ovvero i fratelli Luigi, Gennaro e Salvatore “’o pirata”, per i magistrati i mandanti del clamoroso agguato costato la vita al fratello di Carmine Reale “’o cinese”, nemico giurato dei D’Amico-Mazzarella.

I killer fecero irruzione nel “basso” a piano terra dove abitava e spararono contro Patrizio Reale che morì il giorno dopo. A ricostruire l’agguato non solo il pentito Umberto D’Amico, detto “’o lione”, ma gli stessi Reale che, intercettati in carcere, fecero delle inconsapevoli ammissioni. Gli episodi più significativi e cruenti della guerra tra i Reale e i D’Amico hanno inizio nel 1989 con l’uccisione, da parte dei Mazzarella, del boss Antonio Rinaldi detto “’o giallo”.

Nel 1995 il fratello di quest’ultimo, Ciro “mauè”, si vendicò uccidendo Salvatore Mazzarella. Da questo episodio scaturì la vendetta del fratello di Salvatore, Vincenzo “’o pazzo”, che volle e ottenne l’omicidio di Vincenzo Rinaldi, avvenuto nel 1996. Su questo omicidio ha fatto luce la confessione del collaboratore di giustizia Giuseppe Misso junior che raccontò anche dell’uccisione di Gaetano Formicola del 1993 a opera dei Mazzarella con i Misso. Per indebolire il clan Mazzarella al centro storico di Napoli, i Rinaldi si schierarono con i Sibillo per conquistare, senza riuscire nell’intento, i Decumani e Forcella.

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