mercoledì, Dicembre 8, 2021
HomeInchieste e storia della camorra«Dovevamo portare Imperiale dalla nostra parte per vincere la faida»

«Dovevamo portare Imperiale dalla nostra parte per vincere la faida»

Il piano delle 5 famiglie svelato dal pentito Leonardi: acquistare in esclusiva la droga per indebolire il clan rivale

di Mauro Della Corte

Le cinque famiglie di Secondigliano volevano portare il superlatitante Raffaele Imperiale dalla propria parte. Per i clan Lello di Ponte Persica era la chiave di volta per vincere la guerra con i rivali degli Amato-Pagano. È quanto emerge dall’interrogatorio del 27 giugno 2014 di Antonio Leonardi, attualmente collaboratore di giustizia.

Un interrogatorio in cui gli inquirenti mostrano a Leonardi le foto di Mario Cerrone e Raffaele Imperiale, nel tentativo di accertare se, effettivamente, conoscesse il boss di Castellammare di Stabia. Dagli stralci emerge come il collaboratore non mostrasse alcuna esitazione nel rispondere alle domande formulate dall’autorità giudiziaria.

Arcangelo Abete per avvicinare il superlatitante di Ponte Persica

«Sicuramente è una persona che ho visto – ha affermato Leonardi -, ma ora non posso essere più preciso nei miei ricordi». Ma se lui in prima persona non conosceva il boss di Ponte Persica, Leonardi ne è certo: lo conosceva Arcangelo Abete. «Abete – aggiunge – conosceva assai bene questa persona e verso luglio del 2011, quando ormai c’era già stata la scissione con gli Amato Pagano, l’Arcangelo voleva assolutamente contattare questo Lello di Ponte Persica che riteneva un personaggio fondamentale».

Ma perché, secondo il collaboratore, era così fondamentale? Lo spiega pochi passaggi più in là. «Era proprio questo Lello di Ponte Persica il principale fornitore della droga degli Amato-Pagano e quindi lui rappresentava da tempo la loro carta vincente. Era proprio questo Lello di Ponte Persica a garantire importazioni di cocaina per diverse tonnellate per volta». «L’obiettivo di Abete Arcangelo era quindi quello di privare gli Amato-Pagano di questo loro fornitore che avrebbe dovuto lavorare invece solo per noi, ovvero per le cinque famiglie che si erano riunite per estromettere da Secondigliano gli Amato-Pagano» spiega ancora.

Uno degli asset fondamentali della camorra odierna è il traffico degli stupefacenti, tagliata questa entrata, il clan rivale avrebbe avuto grosse difficoltà, e le «famiglie» a cui fa riferimento Leonardi ne avrebbero tratto giovamento. «Queste famiglie – spiega – erano per l’appunto la famiglia Leonardi, la famiglia Abete, la famiglia Marino, la famiglia Abbinante ed in più anche il gruppo della Vinella-Grassi. Con noi c’era anche la famiglia Ferone. Si sapeva che questo Lello di Ponte Persica aveva dei forti agganci anche con persone di Fuorigrotta ed in particolare con Salvatore Zaza o forse Zazo parente dei Mazzarella».

«Poteva determinare la svolta definitiva nei rapporti di forza»

«Questo Lello di Ponte Persica – sottolinea – era in sostanza la vera e propria «chiave del problema», ovvero colui che poteva determinare la svolta definitiva nei rapporti di forza tra noi e gli Amato-Pagano. Portare dalla parte nostra questo Lello di Ponte Persica significava mettere le mani ed acquisire il controllo della principale fonte di importazione della droga in Campania».

«Se questa operazione fosse riuscita, gli Amato-Pagano che già erano stati estromessi dal diretto controllo e della gestione delle piazze di spaccio di Secondigliano, sarebbero stati messi in un angolo. Abete Arcangelo mi disse che lui era riuscito a mettersi in contatto con questo Lello di Ponte Persica non riuscendo però concretamente a fissare degli appuntamenti. Evidenzio che questo Lello di Ponte Persica io non l’ho mai conosciuto».

Leggi anche...

- Advertisement -