lunedì, Gennaio 24, 2022
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L’elezione di Manfredi ora la pagano i napoletani

Il «Patto per Napoli» si tradurrà nell’incremento delle tasse

di Mauro Della Corte

Ieri l’amministrazione Manfredi ha svelato le carte durante la riunione della commissione Bilancio presieduta da Walter Savarese. I consiglieri comunali intervenuti hanno ascoltato l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta che ha spiegato il cosiddetto «Patto per Napoli» che dovrebbe portare nelle casse del Comune un miliardo di euro in 20 anni. «Spetterà al Comune fare scelte coraggiose che contribuiscano al risanamento del bilancio incrementando le entrate per un valore pari almeno a un quarto del contributo statale» ha spiegato Baretta.

Tradotto vuol dire che l’amministrazione Manfredi dovrà applicare alcune condizionalità imposte dal governo che automaticamente si tradurranno in nuove gabelle o incrementi di quelle già esistenti. Quali? L’incremento dell’addizionale comunale Irpef (attualmente già al massimo) e l’istituzione di nuove tasse sui diritti di imbarco portuale e areoportuale e l’adeguamento dei canoni di concessione e locazione. Inoltre il Comune dovrà provvedere al miglioramento della riscossione.

Cittadini partenopei ancora tartassati

Tutto ciò è il risultato del famoso «Patto per Napoli» voluto da Manfredi in campagna elettorale. Un patto che immetterà soldi freschi nelle casse partenopee ma che saranno talmente tanto diluiti nel tempo (20 anni, un’eternità) che la città difficilmente ne trarrà giovamento. Per avere la svolta immediata (chiesta da Roma) quindi sarà necessario tartassare ancora di più i cittadini napoletani che da inizio gennaio 2022 hanno già visto aumentare l’addizionale Irpef regionale dal presidente Vincenzo De Luca. Insomma, quando a governare è la sinistra l’aumento delle imposte è cosa assicurata.

Napoli e la Cassa depositi e prestiti

I debiti del Comune però, circa 5 miliardi, sono riconducibili, gran parte, ai soldi che Palazzo San Giacomo deve a Cassa depositi e prestiti per pagare gli interessi su alcuni prestiti maturati negli anni. Circa 2 miliardi che generano interessi monstre a ogni legge di bilancio. Debiti che in realtà Napoli vanta con il Ministero delle finanze visto che possiede l’84% di Cdp. Ieri il sindaco Gaetano Manfredi ha incontrato l’ad Dario Scannapieco. Durante l’incontro si è parlato di «un cronoprogramma sui progetti di sviluppo ed investimenti che riguardano la città di Napoli».

Progetti che riguarderebbero l’Albergo dei poveri su cui si lavorerà alla promozione di un’intesa tra pubblico e privato in modo da diversificare la destinazione della struttura; l’apertura alla cittadinanza dell’ingresso al Molo di San Vincenzo in vista di una completa riqualificazione dell’area; la realizzazione dei progetti Pnrr sul trasporto pubblico; l’avanzamento dei lavori nell’ex Manifattura Tabacchi per la creazione del Polo Agritech con la partecipazione di tutti i soggetti competenti; la collaborazione sulla riqualificazione del sito di Bagnoli. Del debito, almeno a quanto comunicato dall’ufficio stampa di Palazzo San Giacomo nemmeno l’ombra. Eppure si sarebbe dovuto partire da qui.

Come già spiegato da Stylo24, invece di cercare un aiuto da Roma (che poi si è tradotto in un aumento delle tasse) non sarebbe stato meglio trattare direttamente con il ministro Franco per rivedere l’enorme esposizione finanziaria di Napoli nei confronti di Cassa depositi e prestiti?

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