di Anna Pavarese

Napoli città d’amore. La penna di Matilde Serao scriveva che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate. La leggenda di Nisida e Posillipo tratta di un sentimento impossibile, di un istmo che separa i due luoghi e che consentirà loro solo di vedersi, ma mai di toccarsi. Posillipo, secondo la tradizione mitologica, era un giovane bello e gentile, dotato di un animo sensibile, ma nel suo cuore, albergava l’infelicità, causata da un potente sentimento non corrisposto da Nisida. Ella era una fanciulla dalla bellezza struggente, ma la sua anima era fredda e glaciale.

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L’amore non riuscì a scalfire il cuore di pietra e, Posillipo, tormentato dall’affetto non ricambiato, decise di porre fine alla sua esistenza, gettandosi in mare. Il Fato intervenne sulla tragica fine e trasformò il ragazzo in uno splendido promontorio bagnato dalle acque del Golfo di Napoli. Anche Nisida mutò l’aspetto in un’isola condannata all’eterna solitudine. Sull’isolotto Tucidide vi collocò la dimora del temibile ciclope Polifemo, costretto a condurre una vita solitaria, lontano dai dettami della civiltà. Oggi ha sede l’Istituto Penale dei minori e le attività svolte sono finalizzate alla rieducazione e all’inserimento dei ragazzi nella società.

Il mito ha contribuito a identificare Nisida come un luogo di prigionia, forse anche per la malvagità della persona dalla quale prende il nome. Il promontorio, da cui si può godere di un magnifico panorama, e l’isola, sulla quale è limitato l’accesso, sono destinati a fissarsi in eterno senza però congiungersi. Simbolo di un amore a cui non è stata data la possibilità di nascere.

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