giovedì, Gennaio 20, 2022
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Le vere storie dietro i personaggi di Gomorra: l’omicidio di «’O Nano»

La tragica fine di Rosario Ercolano, fraterno amico di Ciro Di Marzio, e personaggio interpretato da Lino Musella nella serie, si rifà all’agguato in cui perse la vita il ras degli «Scissionisti» Gaetano Marino sul lungomare di Terracina, mentre era in vacanza con la famiglia.

Non soltanto i singoli personaggi di “Gomorra – La Serie“, si rifanno a figure realmente esistite, ma anche alcuni particolari episodi trovano un fondo di verità in quella spietata guerra che ha bagnato di sangue le strade del Napoletano nel corso della faida di Scampia.

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E’ il caso della morte di Rosario Ercolano, detto ‘O Nano, braccio destro e fraterno amico di Ciro Di Marzio, che, nella seconda stagione, viene assassinato sulla spiaggia sotto gli occhi impotenti della moglie e della figlia. In un luogo, sul litorale laziale, in cui si era nascosto dopo la morte di ‘O Principe, che molti pensano sia imputabile a lui (invece è stato don Pietro Savastano, proprio per scatenare una guerra interna agli Scissionisti).

Un omicidio che riporta alla mente quello di Gaetano Marino, soprannominato “Moncherino”, a causa della perdita di entrambe le mani per lo scoppio di un ordigno (verità che si mischia a leggenda, vuole durante la guerra di camorra con i Ruocco negli anni ’90), e considerato una sorta di collegamento tra i clan di Secondigliano e la mafia albanese.

Gaetano era il fratello di quel Gennaro Marino “McKay” a cui si rifà proprio il personaggio de “l’Immortale”. E il rapporto di fratellanza che spesso viene sottolineato tra Rosario e Ciro è il primo indizio verso questa teoria.

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La morte di Gaetano Marino, primo marito di Tina Rispoli, attuale moglie del cantante neomelodico Tony Colombo, avviene il 23 agosto 2012 a Terracina, davanti allo stabilimento balneare Sirenella, quando forse è una telefonata di un amico a “portarlo a dama”, come si dice in gergo. Ovvero a condurlo sul luogo in cui lo aspettano i killer. Provare a ucciderlo sulla spiaggia avrebbe voluto dire rischiare di compiere una strage, ma attirarlo da un luogo in cui si sentiva sicuro è il modo migliore per coglierlo impreparato. Sono circa le 17, in giro c’è ancora molta gente, che si gode l’ultima settimana di mare prima di tornare alla vita di tutti i giorni. Secondo la ricostruzione, Marino torna dalla spiaggia e raggiunge il marciapiede all’esterno, forse dopo una chiamata al cellulare. Gli assassini lo aspettano lì e gli scaricano addosso gli undici colpi esplosi da una pistola calibro 9×21, l’ultimo dietro la nuca, lasciandolo in una pozza di sangue. Poi salgono a bordo di una macchina e scappano. Intorno è il panico, con gente che urla e fugge. Lui indossa ancora costume e ciabatte.

Gaetano, Crescenzo sr e Gennaro Marino

Il pentito Pasquale Riccio ha raccontato di come il gruppo di fuoco salisse, in un appartamento utilizzato come base logistica, tutti i weekend a Terracina. Proprio quando Marino, secondo le informazioni ricevute, si allontanava dalla città, per raggiungere la famiglia.

La sua uccisione si inserisce nello scontro aperto tra le fazioni costituite dai clan della camorra facenti capo alle famiglie Abete-Abbinante-Notturno da una parte, e dall’altra quella formata dai Marino-Leonardi-Vanella Grassi.

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