Carburanti a prezzi bassi ma evadendo l’Iva, maxi sequestro da 26 milioni di euro

Non versavano le imposte e così riuscivano a vendere carburanti su tutto il territorio nazionale a prezzi addirittura nferiori a quelli di costo: è quanto ha scoperto la Guardia di Finanza che oggi ha sequestrato beni per circa 26 milioni di euro. Si tratta delle disponibilità finanziarie di società con sede legale nelle province di Frosinone e di Napoli, di quelle dei loro amministratori, legali e di fatto, questi ultimi accusati di una maxi evasione fiscale.

Le attività investigative hanno consentito di individuare numerose «società cartiere» e i loro effettivi gestori che spesso, è emerso, si sono rivelati dei prestanome. I finanzieri dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, Trieste e Frosinone, coordinati dalla Procura di Napoli, hanno ricostruito un complesso meccanismo societario grazie al quale gli indagati riuscivano ad evadere l’Iva e a piazzare così carburante sul mercato a prezzi estremamente bassi. Sono state individuate dai finanzieri decine di società che riuscivano a praticare prezzi notevolmente inferiori, perfino al costo di produzione grazie a questo sistema, società che poi sparivano senza pagare i debiti fiscali accumulati.

ad

Violazioni fiscali per un hotel di Ischia, sotto chiave un milione di euro

Per anni anni avrebbe sistematicamente omesso di versare le ritenute d’imposta sulle retribuzioni dei dipendenti: è quanto la Guardia di Finanza di Ischia (Napoli) contesta ai gestori di una società del settore alberghiero e della ristorazione dell’isola verde ai quali oggi è stato notificato un decreto di sequestro da circa un milione di euro emesso dal gip di Napoli. Secondo quanto emerso dalle indagini delle fiamme gialle, le decisioni sulla conduzione dell’azienda, e quindi anche riguardanti le omissioni dei versamenti delle imposte, erano state assunte dai gestori di fatto che – sostengono gli investigatori – si schermavano dietro la figura del titolare legale, un anziano poi deceduto. Un sistema, in sostanza, che oltre al danno erariale, avrebbe potuto anche vanificare l’azione di contrasto sia sotto il versante penale, sia sotto quello fiscale.

Occupazione abusiva, sequestrati 8 appartamenti nel Napoletano

Erano occupati abusivamente: sequestrati otto appartamenti a Torre del Greco (Napoli). Ad eseguire la misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, sono stati gli agenti della locale polizia municipale: stando a quanto accertato nel corso di un’indagine condotta dai vigili urbani, indagine che ha riguardato 26 persone appartenenti a diversi nuclei familiari, gli stessi occupavano senza averne titolo gli immobili di proprietà del Comune (le cosiddette ‘’case minime’’) in via Tortora.

In particolare è stato accertato, attraverso sopralluoghi e accessi alle unità abitative, che nessuno degli occupanti era munito di idoneo titolo che legittimasse l’occupazione degli appartamenti. Non solo, alcuni degli interessanti dal provvedimento eseguito dalla polizia municipale, era già stato destinatario di un’ordinanza di sgombero, emessa nel marzo del 2019 da parte del Comune di Torre del Greco per la situazione di diffuso dissesto statico e di degrado igienico-sanitario in cui versano tuttora gli immobili, ordinanza alla quale non è stata data ottemperanza.

«Il sequestro preventivo – spiega in una nota il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – si è reso necessario non solo per far cessare la permanenza del reato di occupazione abusiva ma altresì per impedire l’aggravamento delle conseguenze dello stesso, stante l’incombente pericolo di dissesto statico dell’intero immobile».

Il decreto di sequestro preventivo degli immobili prevede lo sgombero entro il termine di sessanta giorni, con il proposito di consentire agli occupanti di reperire una diversa sistemazione e di rilasciare così spontaneamente gli appartamenti. «Nel caso di mancato rilascio degli immobili – spiegano dalla Procura – la polizia municipale di Torre del Greco, unitamente al locale commissariato di polizia, provvederà all’esecuzione dello sgombero coatto».

Si è proceduto anche alla nomina del custode giudiziario: è stato scelto il dirigente del quinto settore del Comune, deputato alla «gestione delle problematiche abitative» per conto del Comune.

Abusi in carcere, Riesame conferma domiciliari a commissaria

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura degli arresti domiciliari per la 44enne commissaria della Polizia penitenziaria Anna Rita Costanzo, finita agli arresti domiciliari il 28 giugno scorso nell’ambito dell’indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sulle violenze ai danni di detenuti avvenute il 6 aprile 2020 al carcere sammaritano.

Nell’udienza di ieri, il legale della poliziotta, Vittorio Giaquinto, aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere e la contestuale scarcerazione della Costanzo, ritenendo insussistenti tanto le esigenze cautelari quanto i gravi indizi di colpevolezza.

Il difensore aveva evidenziato come la Costanzo non fosse mai apparsa con il manganello nelle immagini delle telecamere interne del carcere acquisite dalla Procura, risultate determinanti per ricostruire quanto accaduto, e che le contestazioni a suo carico si basassero sulle dichiarazioni dei detenuti picchiati, che avevano raccontato di averla vista con il manganello in mano ad impartire ordini ai suoi uomini. Per il gip però, la Costanzo, non solo avrebbe partecipato alla perquisizione me ne avrebbe anche coordinato le attività.

L’avvocato Giaquinto ha anche contestato l’ipotesi d’accusa che ritiene la Costanzo tra le organizzatrici dei pestaggi, spiegando che la funzionaria, il 6 aprile 2020, sarebbe arrivata al carcere di Santa Maria Capua Vetere a perquisizione già disposta e organizzata; circostanze, queste ultime, che la stessa poliziotta aveva già riferito nel corso di un interrogatorio reso in Procura nel novembre 2020, quando si era presentata spontaneamente per chiarire la propria posizione.

Nell’ordinanza di arresto, il Gip Sergio Enea aveva scritto che «prezioso aiuto è stato fornito dalla collaborazione della Commissaria Costanzo Anna Rita, che nel suo interrogatorio ha riconosciuto altri agenti e ufficiali di Polizia Penitenziaria, che non erano stati compiutamente individuati dai detenuti».

Lo stesso Gip però dà atto del fatto che la Costanzo «abbia non soltanto partecipato, ma anche coordinato le attività di perquisizione, per quanto la stessa abbia provato a sminuire il suo ruolo nel corso dell’interrogatorio. Ciò è nitidamente evincibile dalle riprese video del circuito di video sorveglianza in cui si nota che la predetta in più occasioni si è soffermata con gli Ispettori o con agenti per dare indicazioni in ordine alle operazioni stesse (circostanza peraltro riferita da diversi detenuti). La sua presenza – aggiunge il Gip – presso tutte le sezioni del reparto Nilo perquisite, anche in luoghi ove venivano commesse violenze ai danni dei detenuti, è ampiamente documentata dalle immagini tratte dal circuito di videosorveglianza».

Lo stesso Gip chiarisce poi che «la circostanza che anch’ella si sarebbe lasciata andare a gesti di violenza nei confronti dei detenuti non ha trovato riscontro nelle riprese video ed appare confliggere con il contegno dalla stessa tenuto nel corso della perquisizione, in cui si attiene al suo ruolo di comandante ed impartisce istruzioni, senza partecipare al pestaggio dei detenuti».

Pozzuoli, tentò di uccidere lo zio per gestione piazze spaccio,fermato

Lo scorso 25 giugno sparò contro lo zio sei colpi d’arma da fuoco. Voleva ucciderlo per la gestione delle piazze di spaccio nel quartiere di Monteruscello, a Pozzuoli. C’è questo dietro l’esecuzione, da parte dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Pozzuoli, del fermo di indiziato di delitto a carico di Emanuele Delos, 21enne napoletano. Le indagini hanno ricostruito che quella sera Delos voleva uccidere lo zio Salvatore Artiaco ma riuscì solo a ferirlo. L’attività investigativa si è subito concentrata su di lui raccogliendo diversi elementi indiziari a suo carico che, dopo i fatti, si rese anche irreperibile. Rintracciato nel pomeriggio del 10 luglio proprio a Monteruscello, è accusato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Riproduzione Riservata