giovedì, Febbraio 2, 2023
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Le talpe della camorra nella Sip: la telefonata che allungava… la latitanza

I VERBALI INEDITI Le amicizie nella compagnia telefonica (antenata di Telecom Italia) per anticipare le mosse degli investigatori

di Giancarlo Tommasone

Uno spot televisivo di qualche anno fa, era il 1994, vedeva protagonista l’attore Massimo Lopez, che pubblicizzando la Sip (poco prima che la compagnia si trasformasse in Telecom Italia) vestiva i panni del condannato a morte. Riusciva a salvarsi grazie a una telefonata, interminabile, invocata come ultimo e «sacro» desiderio.

Lo spot televisivo del 1994
con l’attore Massimo Lopez

«Una telefonata ti allunga la vita», recitava la reclame. Alcune talpe nella Società italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni Spa (la Sip, appunto), con le loro informazioni, riuscirono ad allungare anche il periodo di latitanza del boss Carmine Alfieri (anche lui diventerà collaborante). A svelare il particolare, nel corso di un interrogatorio, di cui Stylo24 pubblica in esclusiva i verbali, è il collaboratore di giustizia Fiore D’Avino.

L’ex boss Alfieri riuscì a evitare
l’arresto in più di una occasione

Lasciatosi alle spalle i trascorsi nella malavita organizzata nel 1995, D’Avino con il suo prezioso apporto ha fornito agli inquirenti elementi di primaria importanza per contrastare e scompaginare i clan. «Ebbi a sapere – racconta il collaboratore di giustizia, il 29 gennaio del 1996 – da (una persona) impiegata alla Sip, che vi erano in zona (area vesuviana, ndr) alcuni telefoni sotto controllo in entrata e in uscita. Poiché ciò mi faceva pensare che fosse imminente una operazione per la cattura di latitanti, e pensando che la cosa si riferisse a Carmine Alfieri, ne andai subito a riferire a Geppino Autorino che mi disse che avrebbe immediatamente avvisato Alfieri. Ho saputo successivamente che grazie a questa informazione o ad altra più dettagliata, che era stata fornita ad Alfieri, quest’ultimo era riuscito a sfuggire alla cattura».

Nel corso dell’interrogatorio si fa riferimento anche ad un altro paio di persone che erano impiegate alla Sip, e che avrebbero dato informazioni utili ad alcuni latitanti (inseriti in cosche attive soprattutto nell’area vesuviana), per riuscire a sottrarsi all’arresto.

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