Stylo24 vi accompagna nelle strade e tra i quartieri più caratteristici della città – Un incatenarsi di diverse zone nella periferia orientale di Napoli

di Francesca Esposito

Quartiere situato nella periferia orientale di Napoli. Quello di Ponticelli non è un quartiere omogeneo, ma un incatenarsi di zone diverse. Il primo quartiere a sorgere nel territorio partenopeo, nato come terra agricola; e nel ‘600, da grande granaio della capitale del Regno si è tramutato in una città a sé.

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Le prime notizie risalgono all’età medievale, intorno all’XI secolo: si parla del cosiddetto “Ponticello”, un piccolo agglomerato di casali rustici circondati da campi coltivati.

Nel XIII secolo viene costruita quella che sarà la prima basilica cristiana, non solo di Napoli, ma di tutta l’area vesuviana: la Basilica santuario di Santa Maria della Neve, patrona del quartiere, successivamente decorata con numerose opere d’arte. La denominazione plurale di “Ponticelli” nasce dall’unione di “Ponticello grande” e “Ponticello piccolo”. I monaci nel 917 costruirono il primo mulino ad acqua per la macina del grano, un secondo mulino nel 949 e un terzo nel 951.  

In località Tufarelli, sono state trovate tracce di insediamenti pre esistenti. Una villa romana risalente al I secolo a.C., appartenuta a Caius Olius Ampliatus, figlio di un veterano di Silla.

La chiesa più antica di Ponticelli è quella di Santa Maria delle Grazie a Porchiano risalente al 994, eretta da un monaco eremita. Nel 1628 il poeta napoletano Guarini aveva ambientato la favola idilliaca del “Pastor fido”, in lingua napoletana, nelle campagne di Porchiano, per la sua quiete dei luoghi.

Nel 1647 la popolazione di Ponticelli aveva raggiunto le 1400 unità, in gran parte contadini, braccianti agricoli, artigiani, ecclesiastici, secondo quartiere più popolato della città, dopo Fuorigrotta. Fino al 1925 Ponticelli rimase comune autonomo, l’ultimo sindaco fu Aprea, considerato da molti “Il grande”.

In quegli anni la popolazione in prevalenza socialista e comunista si oppose al regime fascista, rimase autonoma e si distinse nella Resistenza contro i nazifascisti.

La popolazione ponticellese nel tempo crebbe esponenzialmente: con l’inaugurazione del rione INCIS nel 1967 salì a 70mila abitanti.

La realtà di Ponticelli negli ultimi anni purtroppo è degenerata in un clima dove impera delinquenza, contrabbando e  prostituzione.

Nel luglio del 1983 fu scenario di un grave duplice omicidio che sconvolse non solo il quartiere ma tutta la città: due bambine di 7 e 10 anni, Nunzia e Barbara vennero rapite, violentate e infine uccise da uno sconosciuto che bruciò i loro corpi gettandoli sul greto del canalone di Pollena.

All’epoca furono riconosciuti come colpevoli tre incensurati che fin da subito dichiararono la loro estraneità nei fatti. Scontati 27 anni di carcere i tre, usciti nel 2010, hanno chiesto più volte la riapertura e revisione del processo per far luce su quello che passò alla storia come il “Massacro di Ponticelli”.

Nonostante i problemi, il quartiere può contare su una fitta rete di solidarietà che affonda le proprie radici nel numero notevole di associazioni impegnate nell’attività culturale, sportiva e di volontariato.

La scuola occupa un ruolo di fondamentale importanza, il legame tra questa ultima ed il quartiere è molto forte ed insieme a molte famiglie si prova a contrastare la dispersione scolastica che purtroppo è in costante aumento. Ciò ha portato ad una collaborazione con gli enti pubblici ed alla promozione di una serie di progetti di integrazione socio-sanitaria. L’ospedale del mare è il primo Project Financing sanitario avviato in Italia.  Una struttura moderna, con macchinari all’avanguardia e medici altamente qualificati, che ha contribuito alla riqualificazione del territorio.

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