Stylo24 vi accompagna nelle strade e tra i quartieri più caratteristici della città – La storia del più noto e pittoresco mercato alimentare di Napoli.

di Francesca Esposito

Lunga quasi un chilometro la Pignasecca è il più noto mercato alimentare della città. Il pittoresco mercatino è situato nella zona dei Quartieri Spagnoli. L’origine del nome risale al 1500. Gli orti che lo caratterizzavano furono spianati per la costruzione di via Toledo e sopravvisse soltanto un pino, definito in napoletano pigna il quale con il tempo si seccò, ecco perché “Pignasecca”.

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Animata quotidianamente da napoletani e turisti provenienti da tutto il mondo, che passeggiano tra le numerose bancarelle, e si fermano a mangiare nelle osterie e pizzerie cibo tipico del posto. Ancora oggi si respira l’antico sapore del mercato di una volta, dove la contrattazione è ancora un elemento intramontabile. Ma la Pignasecca non è sempre stata così. Un tempo si trovava fuori le mura della città, ed era occupata da edifici religiosi e palazzi dove abitavano rinomate famiglie nobili.

Inoltrandoci in questa strada troveremo, il famoso Ospedale Pellegrini. Fondato nel 1578 da Bernardo Giovino e sette colleghi artigiani. L’obiettivo era offrire cure e soccorso per i bisognosi e per i poveri ma anche di ospitare i pellegrini in visita a Napoli.

Palazzo Spinelli, in via Tarsia , fatto costruire dal principe Ferdinando V. Spinelli, progettato da uno degli architetti napoletani più famosi del Settecento, Domenico A. Vaccaro. Mentre su piazzetta Montesanto c’è la chiesa del 1600 dedicata alla Madonna del Monte Santo del Carmelo, al cui interno si trova la tomba di Alessandro Scarlatti. Qui inoltre si concentrano le fermate di cumana, funicolare e metropolitana.

Matilde Serao ne descrisse perfettamente la vivacità, nel suo libro Il “ventre di Napoli”: «Tutto il quartiere della Pignasecca, dal largo della Carità, sino ai Ventaglieri, passando per Montesanto, è ostruito da un mercato continuo. Ci sono le botteghe, ma tutto si vende nella via; i marciapiedi sono scomparsi, chi li ha mai visti? I maccheroni, gli erbaggi, i generi coloniali, le frutta, i salami, e i formaggi, tutto, tutto nella strada, al sole, alle nuvole, alla pioggia; le casse, il banco, le bilance, le vetrine, tutto, tutto nella via; ci si frigge, essendovi una famosa friggitrice, ci si vendono i melloni, essendovi un mellonaro famoso per dar la voce: vanno e vengono gli asini carichi di frutta; l’asino è il padrone tranquillo e potente della Pignasecca.

Qui il romanzo sperimentale potrebbe anche applicare la sua tradizionale sinfonia degli odori, poiché si subiscono musiche inconcepibili: l’olio fritto, il salame rancido, il formaggio forte, il pepe pestato nel mortaio, l’aceto acuto, il baccalà in molle. Nel mezzo della sinfonia della Pignasecca, vi è il gran motivo profondo e che turba; la vendita del pesce, specialmente del tonno in pieno sole, su certi banchi inclinati.» (Matilde Serao, Il ventre di Napoli)

Pino Daniele compose “Furtunat ten ‘a rrobba bella” rivolto al tarallaro proprio di questa zona, nell’ album Terra Mia del 1977. Nel 1987, il videoclip del brano Chi beve, chi beve di Edoardo Bennato, è stato quasi completamente girato nel mercato alla Pignasecca. Nel video lo stesso Bennato interpreta, sia un pescivendolo che un venditore di sigarette di contrabbando.

Certi luoghi hanno il magico potere di lasciarti addosso quell’indescrivibile voglia di conoscerli più a fondo“.