Le storie vere dietro i personaggi di Gomorra: chi è Genny Savastano
Salvatore Esposito, nei panni di Genny Savastano e Cosimo Di Lauro

Dietro il boss interpretato da Salvatore Esposito in Gomorra – La Serie, l’anima nera di Cosimo Di Lauro, primo figlio di «Ciruzzo ‘o milionario» e reggente del clan durante la prima faida di Scampia

A novembre andrà in onda l’ultima stagione di “Gomorra”. La serie targata Cattleya in questi anni ha conquistato il pubblico italiano, ma non solo, divenendo un autentico successo internazionale. E, forse, la sua forza maggiore nel fare presa sul pubblico è proprio il fatto che le storie dei personaggi abbiano un fondo di verità. Dietro le anime nere e tormentate di Genny, don Pietro, Ciro l’Immortale, Enzo Sangue Blu e tanti altri, si celano storie realmente accadute. Vite concluse con la morte o il carcere. Lì dove, al regime del 41 bis, condannato all’ergastolo, si trova Cosimo Di Lauro, il boss a cui si ispira Gennaro “Genny” Savastano.

F1, così come viene chiamato e riconosciuto il primogenito di Paolo Di Lauro, nel 2004 viene posto alla guida del clan di via Cupa dell’Arco dal padre, che, impegnato nel portare avanti la propria latitanza (sarà catturato nel settembre del 2005), impone la legge del figlio più grande. E, come avviene proprio in Gomorra – La Serie, è quello il momento in cui comincia la vera disgregazione di una delle cosche camorristiche più potenti di Napoli. Cosimo, infatti, comincia a pianificare uno svecchiamento del clan, affidandosi alle nuove leve e trattando con sempre meno rispetto (il che comporterà anche minori guadagni) quelli che erano stati i più fedeli colonnelli del padre.

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Quello che accade in quel periodo viene spiegato molto bene da Maurizio Prestieri, per anni alla guida dell’omonimo gruppo malavitoso, e poi passato a collaborare con lo Stato. «Ciruzzo (Paolo Di Lauro ndr) – afferma Prestieri – non aveva considerato il carattere del figlio Cosimo. Quest’ultimo, infatti, per quanto ho potuto constatare, mentre continuava a trattare me con il rispetto dovuto a un capo, altrettanto non faceva, con Raffaele Amato. Infatti anche in mia presenza, Cosimo lo ha trattato da vero subalterno e in malo modo, anche non facendolo presenziare ai nostri colloqui». «Fui colpito da tale atteggiamento – continua il collaboratore di giustizia – perché Amato si era reso disponibile a fare per Cosimo le stesse cose che faceva per il padre, ossia gestire la droga, o commettere omicidi, ma non veniva più trattato come invece faceva con lui, Paolo Di Lauro».

«A discolpa di Cosimo – aggiunge in una deposizione -, se così posso dire, vi era l’assoluta inesperienza criminale; egli infatti non aveva fatto alcun tipo di gavetta ed era diventato subito un capo senza avere la necessaria esperienza».

Oltre a commettere molti errori nella gestione interna del clan, Cosimo Di Lauro non si preoccupa neanche di non essere notato da giornalisti e forze dell’ordine. Se Paolo Di Lauro era stato un vero e proprio boss invisibile, il figlio sa di essere intercettato, ma si comporta con sempre maggiore arroganza. Va in giro per la città vestito come il personaggio del “Corvo” interpretato da Brandon Lee, parla di ciò che vuole quando vuole, persino dei suoi spostamenti.

Il duplice omicidio che dà il via alla faida di Scampia

E’ in questo contesto di tensione che avviene il duplice omicidio che, di fatto, dà il via alla prima faida di Scampia. Quello di Claudio Salierno e del nipote Fulvio Montanino, braccio destro proprio di Cosimo.

A raccontare come si svolsero i fatti sono i collaboratori di giustizia Luigi Secondo e Carmine Cerrato. «Arcangelo Abete e Gennaro Marino spingevano per l’eliminazione di Montanino, perché – riferiscono – presumevano che uccidendolo, Paolo Di Lauro, allora in fuga, sarebbe tornato a guidare il clan, marginalizzando il figlio Cosimo, per ripristinare un clima di collaborazione non conflittuale». La proposta di Abete e Marino passò. Relativamente all’organizzazione dell’omicidio di Montanino, Secondo riferisce pure, che «Abete e Marino, come si dice in gergo, volevano dare “la prova d’amore” a Raffaele Amato e Cesare Pagano (i quali non si fidavano tanto, soprattutto di Marino) e per questo motivo proposero l’omicidio di Fulvio Montanino e dissero pure di voler essere presenti all’esecuzione. Cesarino (Pagano) e ’o Lello (Raffaele Amato) acconsentirono perché era necessario iniziare la guerra».

Il raid, però, non portò al ritorno di “Ciruzzo” e non fece altro che far accrescere la furia di Cosimo, che si scagliò con tutta la forza che aveva contro gli “Scissionisti”. Anzi, un collaboratore di giustizia racconta che quando un vecchio amico di famiglia, di fronte all’ennesimo morto ammazzato a Scampia, andò da lui per portargli un messaggio del padre latitante, che chiedeva di mettere fine a quella mattanza, la risposta fu un secco e deciso: “E’ troppo tardi”. E il personaggio di Genny Savastano in Gomorra, interpretato da Salvatore Esposito, soprattutto nelle prime due stagioni, ripercorre proprio le orme di Cosimo Di Lauro sia dal punto di vista fisico che psicologico del boss.

Il 21 gennaio 2005 i carabinieri metteranno fine alla sua libertà, arrestandolo. Nel febbraio 2008, è stato condannato a 15 anni di carcere per associazione camorristica. Il 13 dicembre 2008 è stato nuovamente condannato all’ergastolo per aver ordinato l’omicidio di Gelsomina Verde, l’ex fidanzata di un gangster rivale Scissionisti, Gennaro Notturno il 21 novembre 2004. Anche questo episodio è stato riportato in una delle scene di Gomorra – La Serie.

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