La stazione di Toledo

Con circa 200 opere di 100 tra i più prestigiosi autori contemporanei, i luoghi della mobilità nel capoluogo campano sono stati trasformati in un grande museo decentrato e distribuito sull’intera area urbana.

Le Stazioni dell’Arte nascono da un progetto promosso dal Comune di Napoli per rendere i luoghi della mobilità più attraenti e offrire a tutti la possibilità di un incontro con l’arte contemporanea. Gli spazi interni ed esterni delle stazioni hanno accolto, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, circa 200 opere di 100 tra i più prestigiosi autori contemporanei, costituendo uno degli esempi più interessanti di museo decentrato e distribuito sull’intera area urbana. La realizzazione delle stazioni, affidata ad architetti di fama internazionale, ha rappresentato un momento di forte riqualificazione di vaste aree del tessuto urbano.

GARIBALDI

La stazione Garibaldi è stata progettata dall’architetto e urbanista francese Dominique Perrault. E’ strutturata come un unico, luminoso ambiente attraversato dagli spettacolari incroci delle scale mobili “sospese” e la copertura in vetro trasparente consente alla luce naturale di arrivare fin quasi al piano banchina, a circa 40 metri di profondità.

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Gli interni, fortemente caratterizzati dalla scelta dell’acciaio, ospitano due grandi opere di Michelangelo Pistoletto, uno dei protagonisti della scena artistica internazionale.

Le due installazioni dal titolo “Stazione”, collocate appena prima delle ultime rampe di scale verso i treni, sono costituite da pannelli in acciaio specchiante sui quali sono serigrafate, a grandezza naturale, fotografie di passeggeri in attesa o in cammino.

UNIVERSITA’

Una stazione caratterizzata da volumi morbidi, da vivaci cromie fluo, da materiali innovativi in grado di assecondare al meglio esigenze espressive e poetiche nel progetto dell’architetto e designer Karim Rashid.

Per i giovani universitari e per tutti i viaggiatori del metrò, l’architetto anglo-egiziano ha immaginato degli spazi “che incarnassero i saperi e i linguaggi della nuova era digitale, che trasmettessero le idee di comunicazione simultanea, d’innovazione e di mobilità proprie dell’attuale Terza Rivoluzione Tecnologica”. Perciò, già percorrendo le scale di accesso, il visitatore si ritroverà circondato da una moltitudine di parole coniate negli ultimi cinquant’anni, stampate in rosa e in verde sui rivestimenti in ceramica, come “virtual”, “network”, “operativo”, “portatile”, “database”, “interfaccia”, “software”.

L’ampio e luminoso atrio della stazione immette in una dimensione estetica “morbidamente” accogliente e allo stesso tempo spettacolare. I due colori dominanti, “pink” (rosa fucsia) e “lime” (giallo-verde acido) indicano rispettivamente la direzione verso la banchina per Piscinola e per Garibaldi.

Sulla parete di fondo si staglia un lungo light box (Ikon) nel quale sembra galleggiare una serie di figure dotate di tridimensionalità virtuale. Tra il light box e i pilastri neri, Synapsis, una sinuosa scultura in metallo satinato, rimanda all’intelligenza umana e in particolare alle sinapsi del nostro cervello.

Procedendo verso le scale mobili in direzione Piscinola, siamo accompagnati dalla luce che si sprigiona dalla controsoffittatura in pannelli di cristallo traslucido, serigrafati in rosa e in azzurro con le immagini del repertorio di Rashid. Lo stesso motivo decorativo si ripete sulla parete verticale che sovrasta la discenderia. Al piano intermedio meno uno cambiano i colori della pavimentazione, e si passa ai vivacissimi toni dell’arancione-rosa. Ai lati delle scale mobili il rivestimento è in pannelli di cristallo azzurro con leggeri decori serigrafati.

Al piano meno due, l’attenzione è catturata dai colori e dalle forme del motivo di grafica digitale che si ripete sulle grandi mattonelle della pavimentazione a formare un affascinante “pattern” con effetti tridimensionali, in giallo, rosa e azzurro. Sull’altezza dei gradini delle scale fisse sono riprodotte due grandi immagini di Dante Alighieri e di Beatrice.

Al piano banchina sono installati quattro grandi pannelli, realizzati con il sistema lenticolare H3D. Le figure tridimensionali che vi sono riprodotte sembrano muoversi e ruotare nello spazio allo spostarsi dell’osservatore.

MUNICIPIO

Il progetto di Municipio è stato affidato agli architetti portoghesi Àlvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura.

La stazione accoglie un’unica, grande installazione di arte contemporanea, Passaggi di Michal Rovner (Tel Aviv, 1957), un “video-affresco” – come lo ha definito Achille Bonito Oliva, coordinatore artistico delle Stazioni dell’Arte – nel quale le immagini inviate da cinque proiettori di alta precisione si fondono con quelle disegnate a pastello e dipinte con colori ad acqua dall’artista direttamente sulla lunga parete bianca dell’atrio (37,70 m x 4,00 m).

TOLEDO

Secondo il quotidiano inglese The Daily Telegraph è la stazione della metropolitana più bella d’Europa e del mondo. Primato confermato anche nella classifica della CNN. Nel 2013 vince il premio Giordani Striano award come “Public building of the year”. Nel 2015 è la volta del premio ‘International Tunnelling Association: Oscar delle opere in sotterraneo’, assegnato alla stazione che supera la concorrenza di importanti opere di Sydney e Gerusalemme.

Il progetto dell’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca ha interessato anche l’area soprastante, trasformata in zona pedonale e riqualificata esteticamente. La comunicazione tra spazio esterno ed interno è affidata alle strutture-lucernario che, dalla strada, convogliano la luce solare negli ambienti sottostanti.

Nei rivestimenti del primo livello predomina il nero, allusione all’asfalto della città contemporanea, che esalta l’apparizione dei grandi mosaici di William Kentridge.

Scendendo ancora di livello, si passa ad un luminoso giallo che richiama i colori caldi della terra e del tufo partenopeo, fino ad arrivare alla quota 0, il livello del mare, segnalato dal passaggio agli spettacolari mosaici di un azzurro che si fa sempre più intenso man mano che si procede in profondità.

Nella monumentale sala sotterranea domina il fascino della bocca ovale del Crater de luz, un grande cono che attraversa in profondità tutti i livelli della stazione, collegando il piano della strada con la spettacolare hall costruita 40 metri sottoterra. Guardando al suo interno è possibile riconoscere, all’altra estremità, la luce del sole e un suggestivo gioco di luci LED governate dal software programmato da Robert Wilson (Relative light).

Sono presenti, con due lunghi light-box che costeggiano i tapis-roulant di collegamento tra le due uscite, le opere di Oliviero Toscani.

DANTE

L’interno della stazione è rivestito da grandi pannelli in vetro bianco con borchie in acciaio e ospita le opere di alcuni protagonisti dell’arte contemporanea internazionale.

Nell’atrio della stazione sono installate due tele di Carlo Alfano, Luce-Grigio, del 1982, e Frammenti di un autoritratto anonimo del 1985. Al di sopra delle scale che conducono al piano inferiore Joseph Kosuth, uno dei padri dell’arte concettuale, ha collocato Queste cose visibili, un’opera costituita da un passo del Convivio di Dante Alighieri, “scritto” con tubolari di neon bianco.

La parete del piano inferiore è occupata, per la sua intera lunghezza, da Senza titolo di Jannis Kounellis.

Scendendo verso le banchine, al di sopra delle scale mobili, troviamo due versioni di Intermediterraneo di Michelangelo Pistoletto, un’opera specchiante in cui è tracciato il profilo del bacino mediterraneo. Infine, nell’Universo senza bombe, regno dei fiori. 7 angeli rossi di Nicola De Maria.

MUSEO

Costruita su progetto dell’architetto Gae Aulenti, la stazione si presenta come una sequenza di volumi essenziali di intonaco rosso e pietra vesuviana che raccordano i diversi livelli delle strade, richiamando, nei materiali e nei colori l’edificio del vicino Museo Archeologico Nazionale. Gli interni, come quelli della stazione Dante, sono caratterizzati dai rivestimenti in vetro bianco e dalle finiture in acciaio.

L’atrio della stazione ospita un calco in vetroresina, realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Napoli, dell’Ercole Farnese, mentre nel vano di ingresso secondario, è collocato un calco in bronzo della monumentale Testa di cavallo detta “Carafa”.

Percorrendo i corridoi in direzione del Museo Archeologico Nazionale, le fotografie in bianco e nero di Mimmo Jodice anticipano il viaggio nel mondo antico con Anamnesi e con le serie degli Atleti e delle Danzatrici.

Nell’ingresso superiore è collocata la riproduzione in bronzo del Laocoonte, che la fonderia Storica Chiurazzi ha realizzato dall’antico calco in gesso conservato nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il corridoio di collegamento con il Museo Archeologico Nazionale ospita “Stazione Neapolis”, l’esposizione didattica dei reperti archeologici rinvenuti nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione della Linea 1, in particolare delle stazioni Municipio, Toledo, Università e Duomo.

Il corridoio che collega la stazione Museo alla stazione Cavour della Linea 2 ospita una selezione di opere di quattro artisti, di origine campana e di generazioni diverse, che sono tra i protagonisti della fotografia contemporanea.

MATERDEI

La stazione Materdei è stata progettata dall’Atelier Mendini, come quella di Salvator Rosa, con la sua apertura, nel 2003, ha donato vitalità e prestigio alla bella piazza Scipione Ammirato, trasformata in isola pedonale, arricchita di spazi verdi, nuovi arredi urbani e opere d’arte, come Carpe diem, l’ironica scultura in bronzo colorato di Luigi Serafini e i rilievi in ceramica che rivestono l’ascensore esterno, opera di Lucio Del Pezzo.

Il monumentale mosaico di Sandro Chia con figurazioni marine riveste la base della guglia all’interno, mentre su una parete bianca si stagliano i levigatissimi solidi geometrici di Ettore Spalletti. La rampa di scale che conduce ai piani inferiori è sormontata da un mosaico con rilievi in ceramica di Luigi Ontani, una grande distesa marina in cui “sguazzano” creature fantastiche, scugnizzi napoletani e un Pulcinella con il volto dell’artista.

Al piano binari, appena scesi dalle scale mobili, troviamo i raffinati disegni su pannelli in legno di Domenico Bianchi, mentre tutto il corridoio centrale è ricoperto dai coloratissimi Wall Drawings di Sol LeWitt, il padre della minimal art, autore anche della scultura in vetroresina che si trova in fondo al corridoio.

Entrambe le banchine sono arricchite dalle serigrafie colorate di Mathelda Balatresi, Anna Gili, Stefano Giovannoni, Robert Gliglorov, Denis Santachiara, Innocente e George Sowden.

SALVATOR ROSA

La stazione di Salvator Rosa, progettata dall’Atelier Mendini, nasce dalla stretta collaborazione tra architetti e artisti: le opere d’arte, all’interno e nell’ampio giardino terrazzato, dialogano con gli spazi architettonici e con le testimonianze del passato.

L’area circostante la stazione ha beneficiato di una profonda riqualificazione che ha riportato allo splendore i resti di un ponte romano e una graziosa cappella neoclassica e ha valorizzato i palazzi circostanti, trasformandoli in opere d’arte

I diversi livelli del parco sono collegati anche attraverso una lunga scala mobile esterna, che conduce al piazzale dei giochi, progettato da Salvatore Paladino e Mimmo Paladino. Sul pavimento, a intarsi in travertino su pietra lavica, sono stati realizzati tre giochi praticabili, il tris, la campana e il labirinto. Nello stesso piazzale, ma in posizione più appartata, si trova la monumentale “mano” di Mimmo Paladino. L’intero percorso esterno è punteggiato dalle opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte contemporanea: Renato Barisani, Augusto Perez, Lucio Del Pezzo, Nino Longobardi, Riccardo Dalisi, Alex Mocika, Ugo Marano.

Lungo il percorso che all’atrio conduce alla banchina è possibile ammirare le installazioni di Raffaella Nappo, Enzo Cucchi, LuCa, Santolo De Luca, Quintino Scolavino, Natalino Zullo. Perino&Vele, Anna Sargenti.

QUATTRO GIORNATE

La realizzazione della stazione, un edificio interrato di 44 metri, è stata affidata all’architetto Domenico Orlacchio. Il grande atrio accoglie i rilievi in bronzo e i dipinti di Nino Longobardi che si ispirano alla Resistenza napoletana. Lungo le discese che portano verso le banchine troviamo le scene di caccia e i “guerrieri” di Sergio Fermariello, la scultura in lamiera di alluminio accartocciata di Baldo Diodato e Sabe que la lucha es cruel, di Anna Sargenti.

Il percorso di risalita ospita tre grandi teche di Umberto Manzo fissate al muro con travi in ferro, una gigantesca immagine fotografica di Betty Bee imprigionata in un light box, un olio su tela di Maurizio Cannavacciuolo, intitolato Amore contro natura, ed infine le Combattenti di Marisa Albanese, quattro bianche sculture femminili in cui ritorna l’omaggio alla resistenza delle Quattro Giornate di Napoli.

VANVITELLI

Progettata dall’architetto Michele Capobianco e aperta al pubblico nel 1993, la stazione Vanvitelli tra il 2004 e il 2005 è stata interessata da un’operazione di restyling, a cura di Lorenzo e Michele Capobianco e con la consulenza artistica di Achille Bonito Oliva.

Nell’atrio d’ingresso troviamo l’ironica installazione di Giulio Paolini, un grande masso che sembra infrangere il recinto trasparente nel quale è imprigionato. I due corridoi laterali ospitano da una parte la lunga striscia di Vettor Pisani, sintesi enigmatica e suggestiva di immagini di epoche e stili diversi, e dall’altra le fotografie delle architetture della città di Napoli di Gabriele Basilico e di Olivo Barbieri.

Sulla volta blu del piano inferiore si dispiega la spettacolare spirale in neon azzurro di Mario Merz. Alle pareti laterali sono fissate le due grandi stelle in acciaio di Gilberto Zorio.

Le “bocche di luce” di Gregorio Botta, collocate all’incrocio tra la direzione “Garibaldi” e quella “Piscinola”, valgono come “segnale di rallentamento” nel percorso della stazione, invitando a guardare all’interno degli otto cilindri. Al piano banchina, i due grandi mosaici di Isabella Ducrot richiamano l’attenzione del viaggiatore per la qualità cromatiche e sensoriali dei materiali prescelti.

RIONE ALTO

La seconda uscita della stazione Rione Alto è stata inaugurata nel dicembre 2002, ed è entrata a far parte del novero delle stazioni dell’arte per la presenza di numerose installazioni di artisti di fama internazionale e di giovani emergenti napoletani.

La sistemazione esterna, con cupole di metallo e vetro in corrispondenza di ciascun accesso, è arricchita da un mosaico di Achille Cevoli.

L’atrio è caratterizzato dai Wall drawings di David Tremletti. Tra i tapis roulant e le scale mobili, si incontrano invece sette pannelli polimaterici del napoletano Giuseppe Zevola, poi le sequenze di volti ossessivamente reiterati di Katharina Sieverding e Rem e Jsr, i due light-box della coppia Bianco-Valente (Giovanna Bianco e Pino Valente).

A conclusione della discesa, accompagnano il viaggiatore fino alle banchine i calciatori in azione di Marco Anelli e la mostra permanente di artisti emergenti selezionati da Paola Guadagnino: Pennacchio Argentato, Donatella Di Cicco, Danilo Donzelli, Pina Gigi, Ivan Malerba e Marco Zezza.

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