Il boss Francesco Verde ucciso nel dicembre del 2007

Il macabro rituale seguito all’omicidio del boss di Sant’Antimo, Francesco Verde, svelato dal pentito

di Giancarlo Tommasone

Un macabro rituale, di scherno nei confronti della vittima, fu attuato dopo l’assassinio del boss Francesco Verde, alias ’o Negus, ucciso il 28 dicembre del 2007. Si evince dalle intercettazioni allegate all’ultima inchiesta, quella sul «sistema Sant’Antimo», che il nove giugno scorso ha portato all’esecuzione di 59 misure cautelari. Intercettato, dieci anni dopo i fatti, Francesco Di Lorenzo, detto Pio, ex presidente del Consiglio comunale santantimese (arrestato nell’ambito dell’operazione anticamorra), racconta cosa sarebbe accaduto appena poche ore dopo il delitto del padrino.

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Il racconto dalle tinte «splatter»

Pio – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Maria Luisa Miranda – il 29 dicembre del 2017 mentre parla con alcuni sodali, evidenziava, alla luce di quanto aveva personalmente appreso, che Lamino (Claudio, poi passato a collaborare con la giustizia) aveva raccontato che alcuni dei soggetti che avevano preso parte all’omicidio, avevano brindato alla morte della vittima, mentre altri ancora si erano recati sul luogo del delitto dove avevano irriso il deceduto». «Sono andati sopra al sangue, a fare le strisciate di ruota con la macchina», racconta Di Lorenzo.

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ha pilotato il processo sull’omicidio di ‘o Negus»

La circostanza del gesto estremamente irriverente nei confronti del nemico trucidato, è confermata proprio dal collaboratore di giustizia Claudio Lamino, cinque mesi prima della conversazione intercettata dagli 007 dell’Antimafia. Nel corso dell’interrogatorio del 23 luglio 2017, il pentito aveva fatto mettere a verbale: «In quella occasione, ho saputo i dettagli dell’omicidio ed in particolare: Luigi Di Spirito si vantava del fatto che Francesco Verde, dai tanti colpi ricevuti al volto, era quasi decapitato; Antimo Di Biase, invece, mi raccontò che quella stessa mattina si era recato sul luogo dell’omicidio per fare due “fischiate di ruota” sulle macchie di sangue ancora presenti sull’asfalto».