sabato, Maggio 28, 2022
HomeInchieste e storia della camorraLe preoccupazioni del ras: «Ora che esce succede un casino ...»

Le preoccupazioni del ras: «Ora che esce succede un casino …»

INCHIESTA CERBERUS – Augusto Bellarosa e il pericolo di una nuova faida dopo la scarcerazione dell’affiliato eccellente

Un vecchio, antico, rancore poteva causare una faida interna al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Il ras Augusto Bellarosa, uomo di fiducia di Luigi D’Alessandro, esprime tutte le sue preoccupazioni per la prossima scarcerazione di Massimo Scarpa, altro elemento di spicco dell’organizzazione criminale, durante una conversazione intercettata con Rosaria Iovine, suocera del boss Michele D’Alessandro (cl.45) e il giovane Michele D’Alessandro (cl. 92). I tre vengono intercettati dalle forze dell’ordine durante un viaggio in auto.

Le loro parole sono trascritte integralmente all’interno dell’informativa Cerberus sulla malavita di Scanzano. Al centro del discorso dei tre, afferma l’informativa, una possibile guerra di camorra intestina al clan dopo l’uscita dal carcere di Scarpa. Bellarosa, si apprende dall’informativa, racconta le sue preoccupazioni a Rosaria Iovine affermando: «è un bordello a Castellammare di Stabia, fra poco diventa un casino! un casino da qua a sette, otto mesi!».

Alla base di tutto ci potrebbe essere il rancore che Scarpa cova nei confronti del vecchio boss ormai defunto che avrebbe ordinato l’omicidio del fratello. La Iovine chiede chiarimenti: «Ma quello gli uccisero già un fratello a questo Scarpa? Eh? Ha la trascina (prova rancore, ndr.) per mano di mio suocero?» Bellarosa conferma e prosegue che ci potrebbero essere anche scenari migliori. L’organizzazione, infatti, dalle indagini sembra essere spaccata in due fazioni, una facente capo alla famiglia di via Partoria e una a quella delle ‘palazzine’.

Bellarosa: «Si potrebbero fare tante cose belle»

Anche questa divisione non lascia tranquillo Bellarosa che ai suoi interlocutori racconta che un clan unito e in armonia «potrebbe fare molte cose – si legge ancora dalle parole degli inquirenti – e assoggettare al loro volere enormi interessi e l’intera Castellammmare. Avendo questo controllo capillare e unitario si potrebbero pagare le mesate come si faceva in passato e mettere su anche un monopolio del traffico di droga, costringendo tutti gli spacciatori a rifornirsi da loro sotto la minaccia di una ritorsione armata».

Infatti Bellarosa dice: «A Castellammare si potrebbero fare tante cose belle, hai capito? A mettere… a mettere i cristiani sui quattro cantoni! tu stai qua, tu stai qua, tu stai qua, tu stai qua e io sto al centro di tutti quanti! Diciamo… la fatichella (piccolo lavoro, ndr.) fattela tu, fattela tu… fattela tu...» Invece il reggente del clan racconta che «ogni qualvolta ci sta un interesse del ramo della famiglia che vive in via Partoria – scrivono gli inquirenti -, è costretto a fermarsi e fare marcia indietro. Essendoci già dei contrasti e dei forti attriti all’interno della famiglia, lui per non provocare una guerra intestina lascia perdere e passa ad altro».

Leggi anche...

- Advertisement -