Antonio Lo Russo al momento dell'arresto a Nizza, in Francia. In seguito, è diventato collaboratore di giustizia

La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Lo Russo, sul periodo passato in Polonia

Quando era latitante, Antonio Lo Russo (detto Tonino, figlio dell’ex boss Salvatore) ha passato un lungo periodo in Polonia. A raccontarlo è lo stesso collaboratore di giustizia, nel corso di un interrogatorio datato 24 novembre 2016. «Gino F. – dichiara Antonio Lo Russo – mi ha convinto ad andare in Polonia, dove lui aveva un ufficio in società con Pasquale T., che commerciava pelletteria, guanti in particolare. Abbiamo lasciato la macchina di Gino in garage, vicino a un ristorante e abbiamo preso il treno per la Polonia, cambiando a Colonia e a Berlino. Siamo quindi arrivati a Poznan, la città dove Gino aveva l’ufficio».

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«I primi tempi – continua il pentito – sono rimasto a dormire nel suo ufficio che ha una stanza attrezzata per dormire. Poi abbiamo fittato una casa nel centro tramite la collaboratrice di Gino. Dopo qualche mese ho cambiato casa e ne ho presa un’altra più in periferia sempre tramite Gino e la collaboratrice». Da Napoli, rendiconta sempre Tonino Lo Russo, riceve spesso la visita di affiliati, e di quelli che lui definisce imprenditori legati al clan. «Durante questo primo periodo ho incontrato diverse persone. (L’ imprenditore) è venuto nell’estate del 2010 anche lui accompagnato da un affiliato. Si è trattenuto qualche giorno da me nella prima casa che ho preso al centro di Poznan , siamo andati anche a giocare a tennis insieme ed abbiamo parlato di varie cose. Questo imprenditore era già venuto a trovarmi quando stavo appoggiato nella casa messami a disposizione da Gino», racconta Lo Russo jr. Il pentito si riferisce a un imprenditore coinvolto in diverse inchieste contro il clan dei capitoni di Miano, e recentemente scarcerato.

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