Forcella sullo sfondo, in primo piano la '10' di Diego Armando Maradona

LA STORIA DELLA CAMORRA Le intimidazione del gruppo di Forcella ai titolari di una scuola calcio

Tornato in libertà, dopo un lungo periodo di detenzione, il ras Raffaele Stolder (imparentato con la famiglia Giuliano, e una volta a capo di un clan oggi completamente disarticolato) cerca di riorganizzare il proprio gruppo e si muove, innanzitutto nella direzione del «recupero crediti», soldi che si evince da una intercettazione ambientale (quella del 23 maggio 2008) la fazione criminale pretendeva anche dai titolari di una scuola calcio napoletana. La trascrizione del dialogo captato dagli 007 dell’Antimafia all’interno della casa del boss, confluisce in una informativa di polizia giudiziaria redatta sull’organizzazione criminale all’epoca attiva nella zona di Forcella, Duchesca e Maddalena.

Diecimila euro la cifra che i titolari della scuola, dove si formavano speranzosi e potenziali futuri campioni del gioco più popolare del mondo, sarebbero stati costretti a corrispondere ai malavitosi. Dall’intercettazione non è dato sapere se si trattasse di un «prestito a strozzo», oppure della più classica delle estorsioni, o addirittura di un «regalo», che il boss avrebbe preteso anni dopo aver fatto un favore ai titolari della scuola calcio. Quest’ultima eventualità – quella della pretesa del «regalo» – potrebbe essere legata al fatto che «là sopra (Stolder si rivolge a un affiliato, parlando del centro sportivo, ndr), a quel cornuto (uno dei titolari, ndr) sai a chi gli portai? A Maradona».

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Stolder spiega ai presenti che avrebbe organizzato (il condizionale è d’obbligo) la «comparsata» del Pibe (venuto a mancare lo scorso 25 novembre), in occasione dell’inaugurazione della scuola calcio, sfruttando le sue amicizie con un capo-tifoso dell’epoca, che tra l’altro «stava bene (era in ottimi rapporti, ndr) anche con mio cognato (si riferisce a Carmine Giuliano, detto ‘o lione, deceduto nel 2004, ndr)». Stolder afferma che insieme a Maradona, sarebbe riuscito a far intervenire anche un altro giocatore del Napoli: «Li portai lì sopra all’inaugurazione… uscì su tutti i giornali quel cesso… dopo un poco aveva un sacco di abbonati… tutti i ragazzi che andavano lì ad iscriversi».

La discussione sulla scuola calcio viene affrontata, perché qualche ora prima alcuni affiliati si erano recati presso la sruttura, a pretendere i soldi. Uno di questi racconta i dettagli della «missione»: «All’inizio non riuscivamo a trovarlo (si riferisce a uno dei titolari della scuola calcio), ci hanno detto che non c’era, poi se lo sono cantato… stava dietro alla segreteria, insieme a una decina di ragazzi. Lo abbiamo preso da parte e gli ho detto: “Diglielo (al tuo socio) per ambasciata tua, che siamo venuti qua. Ce la prendiamo con tutti quanti se, tra una settimana non ci portate i soldi”». L’altro emissario del clan aggiunge: «Gli abbiamo pure detto: “Sappiamo dove ti dobbiamo venire a prendere”. Comunque li tengono i soldi (afferma, rassicurando il boss)».

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