Le minacce dei camorristi a un commerciante, per convincerlo a restituire il 'prestito'

Un creditore si affida al cugino e ai suoi amici malavitosi per rientrare in possesso di una somma di denaro

«Fino a ieri, mio cugino lo chiamava e quello non rispondeva. Lo chiamava pure quaranta volte al giorno, lo chiamava anche di notte, tanto che lui staccava il telefono. Dopo che siamo andati ad avvisarlo, mo è lui a telefonare a mio cugino, perché ha detto che gli vuole ridare i soldi». E’ quanto dice – intercettato – un uomo legato al clan Fabbrocino, rivolgendosi a un suo amico, affiliato alla cosca di San Giuseppe Vesuviano. Il debitore, quello che ha ritrovato la «voglia» di parlare al telefono, è un commerciante di Scafati (hinterland salernitano). Poco dopo aver contratto il debito, è praticamente sparito, negandosi per settimane e non rispondendo alle chiamate. A questo punto, il creditore, si è rivolto a suo cugino e ai camorristi, ai quali si è impegnato a versare parte del credito vantato, pur di rientrare in possesso dei soldi. Da quanto emerge dalle intercettazioni effettuate dagli 007 dell’Antimafia, è bastata appena una visita dei malavitosi, per convincere il debitore a cambiare linea di condotta, e a restituire il denaro. E’ lui che adesso cerca un incontro finalizzato a definire il rapporto creditizio, e a evitare guai, ma «ora deve cuocere nell’acqua sua, deve aspettare», afferma uno dei malavitosi intercettati. Finalmente si fissa una riunione, a cui partecipano il debitore che vuole mettersi in regola, il creditore, suo cugino e due affiliati al clan. Per il loro intervento – si evince dalle conversazioni intercettate – i camorristi riceveranno circa la metà dei soldi da recuperare.