È stato troppo tempo per lavoro lontano da Napoli, Giulio Golia. E deve aver perso quella capacità – che possiede solo chi ci vive – di leggere la realtà. Nell’ansia di smentire il nostro articolo sulla baby gang di Montesanto, l’inviato delle Iene commette errori da apprendista giornalista. Anzitutto, però chiariamo una cosa: una fake news è una notizia falsa. Una notizia inventata. Sarebbe così, nel nostro caso, se la foto fosse ritoccata. Non lo è, però. Quindi, non si tratta di fake news.
È una fake news, invece, per fare un esempio, il «Metodo Stamina» su cui le Iene hanno imbastito una intera stagione televisiva. Poi rivelatosi un protocollo criminale para-scientifico che di curativo aveva nulla.

La fake news delle Iene sul metodo Stamina

È una fake news, ancora, il servizio delle Iene su Blu Whale. È una fake news, aggiungiamo, il filmato delle Iene sull’esperimento «Sox» che, secondo la trasmissione, avrebbe dovuto contaminare con le radiazioni l’intero Abruzzo. Continuiamo? No ma è giusto per chiarire con chi abbiamo a che fare. Loro sì che ne capiscono di notizie-spazzatura.

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Blu Whale: un’altra fake news della trasmissione tv

Dicevamo degli errori. Partiamo dalla fine. Da quel che abbiamo scritto a conclusione del nostro servizio. «Crediamo alla buona fede di anime innocenti. Sappiamo che sono bimbi e non hanno colpe, forse. Colpa sicuramente ce l’ha chi commenta la foto, sit ‘na latrina ‘e banda è scritto da una voce fuori dal coro, poiché la maggior parte inneggia alla baby gang di Piazzetta Parrocchiella Santa Maria Ognibene».
Bastava leggere l’articolo da smentire per smentirsi da soli. Stylo24 non ha mai attribuito fatti specifici ai bambini della Parrocchiella (additandoli, ad esempio, come autori di violenze o di rapine). Abbiamo dato risalto a una foto che per Golia e per quelli come lui sarà simpatica e innocente, ma che per noi è segnale di un profondo malessere esistenziale e sociale. Non dei bambini (ricordate: «crediamo alla buona fede di anime innocenti») ma del contesto ambientale in cui vivono. Infatti, i commenti alla foto su Facebook sono tutti a favore della piccola combriccola. Se fosse rimasto a Napoli, invece di andare a Roma e Milano, Golia queste cose le percepirebbe. Invece, tratta i Quartieri Spagnoli come se fossero i Navigli o il quartiere Prati.

Il servizio delle Iene sulla baby gang di Montesanto

Infatti, l’uomo vestito di nero nulla dice quando – davanti agli occhi – un bambino sfreccia su una «Pit Bike», rischiando di arrotare qualcuno. Giusto per chiarire al napoletano d’esportazione Golia: la circolazione di quel tipo di motocicletta da cross è vietata in strada. Perché l’inviato della trasmissione non lo ha chiesto ai genitori? Invece, lui rideva.
Bravo Giulio, applausi.

La circolazione di queste moto sono vietate a Napoli, ma Golia lo sa?

Quanto alla datazione della foto, bastava interpellarci e gli avremmo mostrato che l’immagine non risale a due anni fa, come hanno detto nel servizio i diretti interessati, ma è stata pubblicata nel giugno scorso ed è tornata di nuovo a circolare sulle bacheche di ragazzi dei Quartieri nel periodo più caldo dell’allarme baby gang, tra dicembre e gennaio. Per questo, ne abbiamo dato notizia.

La foto non è stata pubblicata due anni fa, ma nel giugno 2017 ed è tornata a circolare nelle bacheche dei ragazzi dei Quartieri tra dicembre e giugno scorso. Altra fake news delle Iene

Tutto preso dall’ansia del controscoop, Golia nemmeno s’interroga perché quei bambini abbiano deciso di farsi fotografare da baby criminali e non, ad esempio, da guardie e ladri? O mentre giocano a calcetto? O mentre si scambiano le figurine? Il minimo giornalistico sindacale, insomma. Invece niente. Anche lui ormai è convinto che a Napoli ci sia il Pil della felicità e che ‘a sfugliatella, ‘o mandulin e ‘o babà sono le uniche chiavi di interpretazione della realtà.
Bravo Giulio, applausi.
Nessuna domanda nemmeno sul perché la foto veda protagonisti alcuni bambini imparentati con camorristi di Montesanto, e sul perché i genitori perbene non sentano l’esigenza di tenere i figli lontano da loro. Invece Golia ride e dice che abbiamo scritto una fake news.
Bravo Giulio, applausi.
Qualche altra domanda che l’inviato delle Iene avrebbe potuto fare, e che non ha fatto. Ma chi è questo giornalista di Gomorra di cui si parla nel servizio? C’è qualcuno che l’ha visto? Il bambino come si è procurato il tirapugni? E la mazza da baseball? Perché i genitori non dicono nulla?

Peraltro: la foto pubblicata da Stylo24 aveva i volti oscurati e nessuno sapeva chi fossero i bambini. Invece, le Iene li hanno mostrati in tv. E ora tutti sanno che in quella foto ci sono loro.
Bravo Giulio, applausi.
Per concludere, Golia avrebbe potuto chiedere ai genitori se non siano preoccupati dei contatti (ne abbiamo scritto) che ci sono tra alcuni bambini della Parrocchiella con l’ultimo indagato per il ferimento del giovane Arturo in Via Foria. Giulio, sai chi è Arturo? È un ragazzo di 17 anni che, standosene per i fatti suoi, è stato accerchiato da una banda di criminali ed è stato sgozzato. Sgozzato, capisci Golia? Lo hanno preso a schiaffi e gli hanno tagliato la gola, come fanno a Raqqa, a Mosul, come fanno quelli dell’Isis. E solo per un miracolo è ancora vivo.

Il giovane Arturo coi genitori e il cardinale Sepe

Vai a intervistare la mamma di Arturo, invece di provare a smontare fake news che non esistono. Vai a chiedere com’è che soffre un genitore a Napoli sapendo che il figlio può finire nelle mani di questi criminali, invece di piazzare un microfono davanti alla gente e dare per oro colato tutto quello che dicono. Guardati attorno – se ci riesci ancora – e filtra le informazioni. E verificale con chi tutti i giorni, a Napoli, racconta quel che accade. Senza inventarsi nulla.
Fallo se la lunga permanenza romana e milanese non ti hanno cambiato.
Ps: domani torneremo sull’argomento, mica è finita qui.
sdm