Arriva la conferma dagli accertamenti. Intanto si indaga su cosa facesse lì il 49enne tunisino: era il guardiano?

È stato certamente accidentale il rogo che sabato sera ha ucciso, all’interno di una baracca nelle campagne di Lusciano, il 49enne tunisino Hammed Towir. È emerso dalle indagini dei carabinieri e dei vigili del fuoco, che già subito dopo il fatto, ipotizzavano che le fiamme potessero essersi sviluppate da un fornellino per cucinare o da una fuga di gas dalla bombola che alimentava il fornello; gli ulteriori accertamenti hanno escluso ogni ipotesi di dolo, confermando che l’uomo è stato avvolto dalle fiamme probabilmente mentre dormiva. Altro punto fermo emerso ascoltando altri immigrati che vivevano in zona, è che il 49enne, che era in Italia da 30 anni ed aveva i documenti in regola, beveva frequentemente, e anche la sera della tragedia era forse ubriaco.

Le informazioni raccolte dai carabinieri non hanno confermato che l’uomo fosse un bracciante, ma neanche lo hanno escluso. L’affittuario del terreno agricolo dove è avvenuta la tragedia, ha riferito ai militari che da circa due mesi non si recava sul fondo, per cui non sapeva che nella baracca vi vivesse Hammed; peraltro sul terreno c’è un vigneto, ma a causa del grande freddo, non sono usciti i chicchi d’uva, per cui di lavoro in questi giorni non ce n’era. Non si esclude però che Hammed potesse essere lì per fare da guardiano del terreno. Di certo, la sua morte è uguale a quella di tanti migranti sfruttati e abbandonati, che per sopravvivere si danno all’alcolismo.

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«La tragedia di Hammed – afferma Mimma D’Amico del Centro Sociale Ex Canapificio, associazione che si occupa di migranti – come quella di Yakubu Ibrahim il mese scorso a Castel Volturno sulla statale Domitiana, ci richiama alla necessità di un cambio di passo nel sostegno, nella cura e nella fuoriuscita delle dipendenze tra cui l’alcolismo, dei cittadini stranieri, che non riescono ad essere sostenuti dai servizi socio sanitari, che hanno ancora tante barriere culturali e burocratiche da superare per accogliere persone come Hammed. In ogni caso se dormiva in un vigneto isolato, nonostante e forse in virtù della sua fragile condizione, auspico emerga la verità; non è improbabile infatti che qualcuno lo avesse ingaggiato per la guardiania o per un altro tipo di lavoro in quel terreno».

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