La conversazione intercettata tra due imprenditori vicini al clan Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano

Il «pizzo» ai commercianti, agli imprenditori e a tutti coloro che hanno una attività sul territorio di competenza del clan, devono «avere delle regole, non è che uno viene così a chiedere e tu gli dai i soldi». A parlare, intercettati, sono due imprenditori vicini alla cosca dei Fabbrocino (organizzazione criminale attiva sul territorio vesuviano). «Pure tutti quelli che stanno lavorando (operando, si riferisce sia ai malavitosi che alle vittime del racket) a Nola, devono sottostare a delle regole. Bisogna fare attenzione a come si danno e, soprattutto a come si chiedono i denari», sottolinea uno degli interlocutori captati dagli 007 dell’Antimafia. L’imprenditore parla di vere e proprie regole che tutti, secondo quanto afferma, sono tenuti a rispettare. «Metti – argomenta rivolgendosi all’amico – che adesso vengono 10 di loro… uno che fa: paga a tutti quanti? Non esiste proprio. Si va da chi si deve andare (chi assicura la protezione, ndr) e si spiega quello che uno passa. E allora, se io devo pagare a te, dico per esempio, a quegli altri non li devo pagare». Poi, gli interlocutori affrontano l’argomento sotto l’aspetto squisitamente della «forma». «Se vuoi mandare un pensiero, va bene… per esempio, uno diceva: “Don Mario (secondo gli inquirenti si riferisce al fondatore del sodalizio, Mario Fabbrocino) vi ho mandato un pensiero. Oppure un orologio, o anche un pacco di soldi per i carcerati”. Un’altra cosa è che viene l’ultimo dei camorristi, diciamo così, e tu gli dai i soldi. Se capita una cosa del genere, io vado da chi devo andare a vado a parlare». Con queste ultime argomentazioni, la persona intercettata tiene a ribadire, che «uno i soldi li vuole dare a chi sta da tanti anni in mezzo, però sempre con rispetto, perché noi non abbiamo fatto come gli altri, noi siamo rimasti qua, mentre gli altri se ne sono andati in altri paesi a lavorare».