Uno scorcio di Forcella, roccaforte del clan Sibillo (foto di repertorio)

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Campanile: fingono di fumare o chattare, ma sono delle sentinelle

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Campanile sono allegate agli atti dell’ultima inchiesta che ha inferto un duro colpo a quel che resta della cosiddetta paranza dei bambini, il clan Sibillo (alla fine dello scorso aprile sono state eseguite 21 misure di custodia cautelare, ndr). Si tratta di una organizzazione che – nel periodo finito sotto la lente di investigatori e inquirenti – fa segnare il passo sul fronte del controllo del territorio, perché ha irrisoria disponibilità di fondi, uomini e soprattutto deve ripiegare davanti agli attacchi della cosca rivale dei Mazzarella.

Con i vertici detenuti in carcere, il clan Sibillo deve per forza di cose, fare affidamento sulle donne, che vengono «impiegate» anche come sentinelle a vegliare sui summit della fazione di Forcella. Della circostanza parla anche Campanile, nel corso di un interrogatorio che si svolge il 4 febbraio del 2019. Il pentito descrive l’abitazione di tale Daniele, «luogo frequentato dagli uomini del clan Sibillo, per averlo visto io personalmente quando andavo a casa di Daniele».

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Secondo quanto fa mettere a verbale Campanile, esponenti dei Sibillo si sarebbero recati presso questo appartamento  per «prendersi i soldi per le forniture di stupefacenti ricevute da loro da quest’ultimo (Daniele, ndr)». Il collaboratore aggiunge che accanto all’abitazione di Daniele si trova «un basso che è frequentato da uomini dalla famiglia di Emanuele Sibillo(il baby-boss ucciso il 2 luglio del 2015, ndr), non so se sia la nonna, una zia o un altro parente. Di fronte a questo basso c’è una strada».

Campanile, sollecitato dagli inquirenti che lo interrogano, disegna addirittura una piantina, sulla quale «indica il basso con la lettera B e l’abitazione di Daniele con la lettera D, e quasi di fronte a quest’ultima un balcone chiuso con una ringhiera». Su detto balcone, il collaboratore di giustizia ritiene si «pongano le donne-vedetta del clan, che fingono di fumare e di chattare». Mentre, in realtà, fungerebbero da vere e proprie sentinelle per vegliare sulle riunioni del clan, e avvisare gli affiliati nel caso in cui si dovessero notare «movimenti sospetti».

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