martedì, Agosto 16, 2022
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Le dimissioni di De Gregorio? Necessarie per inesorabile ko tecnico

Le condizioni dell’Eav, soprattutto sulle linee vesuviane, impongono una riflessione: impossibile andare avanti così

I più bravi dirigenti d’azienda, quelli che conducono le attività affidategli al successo, nel 90% dei casi sono persone riservate. Solo per fare un esempio recente e conosciuto ai più, avete mai sentito un Leonardo Del Vecchio strepitare pubblicamente nei confronti dei propri dipendenti? Avete mai assistito a qualche reprimenda pubblica o letto qualche comunicato stampa contro la manovalanza o contro i «rivali» politici? A pensarci bene, effettivamente no. Musica ben diversa all’Eav dove il presidente Umberto De Gregorio tra poco festeggerà 7 anni di mandato. Sette. In questi anni però si è distinto più per le polemiche, i comunicati stampa, per le invettive contro la forza lavoro dell’azienda che per altro.

L’ultima polemica è stata fatta ieri con l’ex governatore della Regione Stefano Caldoro e il consigliere regionale Severino Nappi che nei giorni precedenti aveva aspramente criticato le condizioni in cui versa la Circumvesuviana. Quello che ci risulta però è che Umberto De Gregorio, essendo stato nominato dal presidente De Luca, a luglio del 2015, a capo di un’azienda pubblica (l’Eav) di proprietà della Regione Campania, rappresenti il classico manager pubblico.

E in quanto manager pubblico, dipendente di un Ente regionale, dovrebbe accettare le critiche e lavorare ancora con più determinazione per risolvere i problemi invece di lanciare pubbliche accuse riguardanti anni di non sua competenza. Ieri De Gregorio ha affermato che si dimetterà solo in due ipotesi: «se me lo chiede il presidente della Regione o se lo decido io perché mi stanco o esaurisco o penso possa essere utile per l’azienda».

I tre fallimenti di De Gregorio

Il presidente dell’Eav ha affermato di aver «trovato tre fallimenti in uno: finanziario, tecnologico ed organizzativo» all’alba del suo mandato. Ebbene, il fallimento finanziario, l’enorme buco che aveva l’azienda all’epoca, è stato scongiurato solo grazie a un mega prestito elargito dal governo Renzi alla Regione Campania e poi girato da De Luca alla Circum. Il fallimento tecnologico persiste ancora oggi, i treni circolanti hanno in media 40 anni di vita, il sistema frenante dei convogli, obsoleto, ha causato il rallentamento dei viaggi per disposizioni delle autorità di controllo, tantissimi i mezzi in precarie condizioni che lasciano a piedi (letteralmente) gli utenti sui binari. Come dimenticare poi, ed è storia di questi giorni, i treni rallentati a ben 20 chilometri orari perché i binari raggiungono i 62° di temperatura? Roba che uno fa prima a farsela a piedi.

Ma se un convoglio nuovo ci mette anni per diventare operativo, non si può dire altrettanto per le altre strutture. Ma anche qui la Circumvesuviana lascia molto a desiderare (leggasi pannelli informativi rotti, orologi risalenti a mezzo secolo fa che segnano l’ora giusta due volte al giorno, annunci di cancellazioni e ritardi su fogli di carta, etc. etc.).

Per il fronte organizzativo la situazione non sembra essere migliore visto che non si contano i treni cancellati, i ritardi, la penuria di controllori, macchinisti, bigliettai e tante altre difficoltà che hanno reso ancora più incandescente un’estate già bollente. Ma che fine hanno fatto i 1000 nuovi assunti, sbandierati dal De Gregorio più volte? In che veste sono stati utilizzati? Candidamente ieri ha ammesso che ci sono anche un centinaio di dipendenti contro di lui. Questa, a noi, sembra una vera e propria spaccatura tra lavoratori e dirigenti.

I continui disservizi dell’Eav e della Circumvesuviana

E allora presidente De Gregorio, lei non dovrebbe dimettersi perché lo chiede una parte del mondo politico che lei considera avversario. Lo dovrebbe fare per i continui disservizi che offre l’azienda, perché lo chiedono decine di migliaia di cittadini inferociti contro l’Eav, cittadini che sono i veri finanziatori dell’azienda. Lo dovrebbe fare perché in questi 7 anni di mandato l’azienda non è migliorata, anzi, è precipitata in un dirupo.

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