Antonella La Porta, dottore commercialista e presidente Fiddoc

Incontro promosso dalla Fiddoc per fare il punto sulla cultura della parità di genere attraverso l’impresa, la stampa, la cultura, la scienza, la salute, la pandemia, la cura, la legge, l’innovazione digitale e l’etica

Il mese di marzo è il mese dedicato alla donna. In questo 2021 pur se in questa infinita emergenza che stiamo vivendo non sono mancati eventi dedicati all’universo al femminile.
Nei giorni scorsi, ad esempio, si è tenuto il webinar «L’impresa, la stampa, la cultura, la scienza, la salute, la pandemia, la cura, la legge, l’innovazione digitale, l’etica: la vita è donna» a cura della Fiddoc «Federazione italiana donne dottori commercialisti».
Antonella La Porta, commercialista e presidente Fiddoc, ha aperto i lavori rappresentando che si è voluto «dedicare uno spazio alla giornata delle festa della donna con l’intento di promuovere la cultura della parità di genere, per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche che hanno visto cambiare radicalmente il ruolo della donna nell’ultimo secolo di storia. Conquiste da rinnovare ogni anno e ogni giorno per ricordare che ancora le donne sono vittime di disparità di trattamento in ogni parte del mondo, anche in quei Paesi dove hanno fatto grandi passi in avanti verso la parità di genere».
Nel corso del webinar sono stati approfonditi una seri di sostantivi di genere femminile che sono l’ossatura della società civile. Ha aperto i lavori, con un indirizzo di saluto, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania.
E passiamo agli interventi. Per il termine «impresa», Stefania Brancaccio, presidente della commissione imprenditoria femminile della Camera di commercio di Napoli, ritiene che anche se ancora concentrate nei settori più tradizionali, le imprese al femminile stanno crescendo soprattutto in settori più innovativi. Purtroppo molte aspiranti imprenditrici si sono fermate di fronte al Covid. L’attenzione all’imprenditoria femminile non può essere legata solo la emancipazione della donna perché rappresenta un opportunità economica per tutti ed essere volano di crescita per tutta la nostra economia, per questo bisogna rafforzare gli strumenti utili per sostenere le donne a far nascere e crescere le loro imprese. Primi fra tutto sono le azioni di formazione di 4 tematiche principali cultura d’impresa, finanza, competenze digitali, self-empowerment ed empowerment professionale. Per i termini «salute e pandemia», è toccato ad Emanuela di Napoli Pignatelli (divulgatrice scientifica). Ha preso poi la parola per il termine «Cura», Franco Ascolese, presidente Ordine professioni sanitarie recniche-riabilitazione e prevenzione di Napoli, Avellino, Caserta e Benevento segnalando che in Italia il 70% dei lavoratori della sanità è donna, ma proprio in questo settore il gender gap si fa sentire ancora molto in termini di retribuzione ma anche di carriera. Durante gli ultimi 12 mesi i diversi sistemi sanitari sono stati messi sotto stress a causa dello scoppio della pandemia. Il lavoro incredibile di medici e di tutti gli operatori sanitari è stato più che mai indispensabile.

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Stop alla discriminazione salariale


Per il termine «scienza», invece è stato il turno di Rossella Fasulo, presidente Ordine regionale dei chimici e dei fisici della Campania, che ha ricordato che da Artemisia a Marie Curie e Rita Levi Montalcini, passando per Margherita Hack, la scienza è donna nella misura in cui la dedizione e lo studio raggiungono obiettivi straordinari con un tocco di gentilezza associato al genio. Il problema era, ed è, la difficoltà con cui vengono riconosciuti e apprezzati questi risultati che hanno fatto progredire il genere umano. È questo il percorso, fatto di piccoli passi e conquiste quotidiane, che «dobbiamo intraprendere con la coscienza che nessuno ci regalerà mai nulla e che ogni successo è il frutto di sacrifici e rinunce».
Per l’innovazione digitale, Bianca Bosco (commercialista consigliere Fiddoc) ha segnalato che in «Italia abbiamo un forte bisogno di alfabetizzazione digitale». «Oltre 10 milioni di italiani non sanno usare Internet e l’Italia è quart’ultima in Europa nella classifica della Commissione europea sulla digitalizzazione». «Bisogna partire dalle scuole e dalla formazione digitale dei bambini e degli insegnanti nella scuola primaria, che significa formazione Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e nuove metodologie di apprendimento digitale. C’è ancora un forte gap di genere nel settore tecnologico come d’altronde in tutta la nostra società».

Più uguaglianza tra uomini e donne


Per la cultura, Giuliana Cacciapuoti (arabista esperta in cultura arabo islamica) ha fatto presente che è arrivato il tempo nel 2021 di provare a cambiare le prospettive e impegnarsi per superare i limiti convenzionali. «Le prove e le difficoltà affrontate dalla pandemia ci indirizzano da una cultura di genere a una cultura inclusiva che sappia rappresentare le donne dove si conta davvero: lo spazio pubblico. Occorre ispirare le giovani generazioni. Un esempio dal movimento toponomastico che riscopre la memoria di donne eccezionali, dedicando loro strade e piazze del nostro paese: un modello culturale in positivo». «Occorre ricordare poi il buon uso della grammatica italiana, come si insegna alla scuola elementare, del maschile e femminile, che sottolinea quanto sta crescendo il numero di donne nelle scienze nella politica nei luoghi decisionali; il gruppo numeroso della normalità e non dell’eccezionalità». «Occorre cambiare linguaggio e rappresentazione anche nei media, raccontando le donne vere,voci volti e opinioni visibili. E ancora, «se davvero la cultura della valutazione dell’impatto di genere nella legislazione e nei provvedimenti amministrativi sarà cultura di governo e prassi della politica, la differenza e la rivoluzione nelle nostre vite e in quelle di chi ci circonda offrirà modello per un nuovo genere di cultura».

C’è ancora tanto da fare per affermare pieni e pari diritti


Per l’etica, Mara Romano (phd di bioetica e diritti umani e presidente Associazione Marin Mersenn), che ha sottolineato che «la pandemia ha accentuato le disuguaglianze e le donne, acrobate da sempre, stanno pagando il prezzo più alto della crisi in tutte le forme che evidenziano la vulnerabilità del gender divide».
Per la legge, è toccato invece a Immacolata Troianiello, consigliere Coa Napoli, che ha ben illustrato le molte le sfaccettature possibili sull’argomento. «La legge, in Italia, ha recepito nel tempo, le istanze delle donne e della società tutta, emanando normative a volte anche “rivoluzionarie” che hanno contribuito a modificare il sentire comune della Società (ad esempio il diritto di voto alle donne, l’abolizione dello jus corrigendi, il Divieto di licenziamento per matrimonio, il divorzio, l’interruzione volontaria di gravidanza, il codice rosso). «Oggi bisogna interrogarsi sulla normativa cosiddetta neutra, ovvero rivolta ai cittadini, e capire che tipo di impatto la stessa può avere sulla vita, sul lavoro, sulla quotidianità delle donne per consentire loro di ottenere una parità reale e non fittizia nella società. Un’analisi di questo tipo potrebbe essere uno degli strumenti vincenti per giungere alla reale parità, senza più forzature di vario tipo, oggi presenti».
Le conclusioni sono state affidate a Giovanna Palermo Di Meo, commercialista e presidente Fiddoc sezione di Isernia, che ha chiuso ricordando che «il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e della emancipazione di tutte le donne rappresenta proprio uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che gli stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030».