venerdì, Ottobre 7, 2022
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Le «dame di compagnia» del clan a disposizione del boss latitante

Il collaboratore di giustizia De Simini ricostruisce la circostanza dei «turni» per garantire appoggio ad Antonio Lo Russo

A raccontare la circostanza dei «turni» per «fare compagnia» al boss latitante (Antonio Lo Russo, che dopo la cattura è passato a collaborare con la giustizia) è stato il pentito Antonio De Simini. «Sono stato arrestato il 12 gennaio del 2012, quindi quando sono stato da Tonino (Antonio Lo Russo, ndr) a Foggia ero latitante anche io», fa mettere a verbale De Simini, nel corso dell’interrogatorio del 15 maggio 2017.

Il racconto del pentito

«Sono legatissimo in particolare ad Antonio Lo Russo di Peppe, ma anche a Tonino Lo Russo di Salvatore che ho frequentato anche durante la sua latitanza; in particolare sono stato con lui a Foggia dopo l’omicidio di Scognamiglio e Paolillo, da settembre del 2011 fino a dicembre», racconta il pentito.

Tiene compagnia a Lo Russo jr a partire dal mese di settembre (del 2011) «dopo essere stato a fare i bagni a Baia Verde. Luciano mi portò l’ambasciata (il messaggio) di Tonino e mi chiese di andare a tenergli compagnia a Foggia, posto dove si era trasferito. Andai quindi da Tonino a settembre accompagnato da due affiliati, e mi sono trattenuto con Tonino fino a dicembre, sono poi tornato per le feste di Natale a Miano per stare con mia moglie e a gennaio del 2012 mi hanno arrestato, occasione durante la quale stavo portando in motorino 6.850 euro ad altri due affiliati, presso la casarella di Miano. Erano soldi provento di una vendita di un pacco di erba che avevamo fatto».

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Dopo l’arresto di De Simini, il clan provvede subito a trovare un sostituto per «fare compagnia a Tonino».

«Dopo che sono stato arrestato il mio posto a fare compagnia a Tonino è stato preso da Claudio E., persona che ho conosciuto a Secondigliano e con lui ho parlato di Antonio Lo Russo. Ovviamente, durante la mia permanenza accanto a Tonino ho avuto modo di parlare con lui di tante cose ed ho visto le varie persone che venivano a trovarlo, tra cui Gino (un imprenditore legato al clan di Miano), quello della Polonia», spiega De Simini. Riferendosi, relativamente all’ultima circostanza, al periodo di latitanza passato da Tonino Lo Russo a Poznan, città polacca.

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