Case pubbliche alle famiglie dei camorristi. Carte bollate e minacce di querele. Inchieste della Procura. Ordini impartiti e revocati dai dirigenti comunali.

Grande è la confusione sotto il cielo dalle parti di Palazzo San Giacomo, feudo del sindaco (ed ex pubblico ministero) Luigi de Magistris, da quando gli uffici comunali di Napoli hanno assegnato tre nuovi alloggi ad altrettanti nuclei coinvolti in delicate inchieste della locale Direzione distrettuale antimafia. Sono gli appartamenti che andranno a sostituire quelli fatiscenti e degradati delle Vele, che finalmente saranno abbattute dopo trent’anni di vergogna nazionale e internazionale.

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UN TETTO AI PARENTI DEL KILLER. Tra i beneficiari dei nuovi contratti di locazione ci sono pure i parenti di Davide Francescone, indagato a piede libero (arrestato ma scarcerato dal Riesame, pende ricorso per Cassazione da parte dei pm) per l’omicidio di un disabile di Scampia, Antonio Landieri. Ammazzato, nel 2004, durante la feroce faida tra i killer del clan Di Lauro e gli «scissionisti» o «spagnoli» per la gestione del florido mercato della droga a Secondigliano.

Com’è stato possibile dare un tetto a questa gente con almeno 20mila famiglie perbene che attendono una graduatoria che non scorre mai? Una risposta chiara non c’è. Ma ci sono diversi livelli di responsabilità.

IL DIRIGENTE DI FERRO. Conviene partire dall’ex dirigente del servizio «Politiche per la casa» dell’Amministrazione comunale. Ex perché non è stata confermata nell’incarico ed è tornata al ruolo di funzionario. Assunta Malinconico si occupa fino all’anno scorso dell’«esodo» delle 188 famiglie che dovranno abbandonare le Vele per trasferirsi nei palazzi di Via Gobetti, Via Labriola e Piazza della Socialità. Lavoro tutt’altro che tranquillo. In più di un’occasione è costretta a chiamare i carabinieri e la polizia per difendere l’ufficio preso d’assalto dagli sgomberati durante gli abbinamenti famiglie-alloggi. C’è chi vuole scegliersi l’abitazione, che invece è assegnata secondo disposizioni di legge sulla base di specifici requisiti. C’è chi pretende il terrazzo. Chi preferisce l’affaccio in piazza. Chi vuole i doppi servizi. Chi il parcheggio auto. Insomma, una gran caciara.

Le disposizioni della dirigente in materia sono precise e si rifanno a una legge regionale del 2013 sulla regolarizzazione delle occupazioni abusive che impedisce il conferimento di appartamenti pubblici a inquilini su cui gravano precedenti per droga o mafia. Oltre ad ancorarsi a livello normativo, la Malinconico ragiona col buonsenso: chi deve rispondere di gravi accuse non può pretendere la casa a spese della collettività.

ADDIO ALLA LINEA DEL NO. Nel corso di una riunione in Comune, però, la linea della fermezza viene abbandonata. Il servizio Avvocatura spiega che pure le famiglie di malavitosi hanno diritto all’abitazione pubblica e, in un parere, suggerisce di adottare una legge iper-garantista del 1997. Parere non vincolante, si difenderà poi l’avvocato capo Fabio Ferrari all’infuriare della polemica. Ma tanto basta per invertire la rotta.

La Malinconico non viene riconfermata mentre fioccano i ricorsi al Tar da quanti sono stati esclusi, in un primo momento, dalle assegnazioni. Ricorsi, in ogni caso non definitivi, che finiscono per dare loro ragione. L’Antistato che si rivolge alla legge per avere giustizia. Sembra un paradosso.

Era sbagliata allora la rigida impostazione iniziale? Assolutamente no considerato che pure l’Iacp (Istituto autonomo case popolari) sta usando lo stesso criterio con i nuovi inquilini di Ponticelli che hanno lasciato il famigerato rione de Gasperi. I casellari giudiziari e i carichi pendenti puliti sono condizioni irrinunciabili. Quindi: chi ha ragione? E che cosa succede adesso?

Dai piani alti di Palazzo San Giacomo l’imbarazzo è palpabile. Il sindaco de Magistris ha difeso l’operato degli uffici e ha annunciato azioni giudiziarie a difesa dell’Amministrazione mentre il governatore De Luca, che con «Giggino» ha ingaggiato una battaglia senza esclusione di colpi, ha sparato ad alzo zero denunciando l’inerzia di chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto. In pratica, il primo cittadino.

Quelli che hanno deciso proprio di tacere sono stati invece l’assessore alla Legalità Alessandra Clemente e il «consiglio di saggi» che affianca de Magistris sui temi della lotta alla criminalità. Consiglio presieduto dal giornalista Sandro Ruotolo, zio della Clemente.

Intanto la Procura della Repubblica ha deciso di aprire un fascicolo conoscitivo sulle procedure di assegnazione degli appartamenti e su possibili altri casi oltre ai tre già noti. Il controllo del territorio è la prima arma a disposizione delle cosche. Ma questo al Comune di Napoli pare proprio che l’abbiano dimenticato.

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