In alto, il boss Paolo Di Lauro. Sotto a destra il figlio Cosimo, a sinistra Raffaele Amato, capo degli Scissionisti

LA PRIMA FAIDA L’intercettazione di due fidanzati, il camorrista: se litighiamo, potresti dire ai nemici dove abitano mamma e mia sorella

di Giancarlo Tommasone

Lui, scissionista, non ha compiuto ancora vent’anni, è costretto a nascondersi «dalle parti di Frosinone» per sfuggire ai nemici del clan Di Lauro. Lei, non lo vede da quattro mesi e lo stuzzica, chiedendogli di tornare a trovarla. E’ la storia di due innamorati divisi dalla faida di Scampia e Secondigliano, la prima, la più sanguinosa che la zona nord di Napoli ricordi. Siamo nella primavera del 2005, il boss Paolo Di Lauro non è stato ancora assicurato alla giustizia, la sua organizzazione è in grande difficoltà ma in alcuni rioni, tiene ancora; l’esercito dei «separatisti» guadagna posizioni giorno dopo giorno, e si serve perfino delle bombe per centrare l’obiettivo e «portare a casa il risultato».

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Gli investigatori dell’Antimafia captano una conversazione, ritenuta assai interessante dal punto di vista delle indagini. «Comunque hai capito? Ieri è successa un’altra tarantella. Due bombe: una qua (non si riesce a comprendere di preciso in quale rione di Secondigliano), ed un’altra nel Bakù (altra nota zona adibita allo spaccio di sostanze stupefacenti, contesa tra i clan rivali, ndr)», racconta la ragazza. «Quelli sono i nostri che si stanno facendo sentire – le spiega lo scissionista – e adesso te ne accorgi. Tra poco, non ti preoccupare che non è finito nulla. Non ti preoccupare che un altro poco si sistema tutto quanto. Ti faccio vedere come torniamo a dominare, ti faccio vedere». «Vi chiamavano “Terminator”», lo prende in giro la fidanzata.

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«E ti faccio vedere come torneremo a dominare, non ti preoccupare, torniamo peggio di prima, e queste pecore se ne scappano tutte dal rione quando torniamo noi, queste pecore. Tutti quanti se ne devono andare,  sono morti parlanti, sono morti viventi, sono morti che si muovono», tiene a precisare il giovane malavitoso. «Io non ho paura di nessuno», continua. «Nemmeno di me?», chiede, scherzando, la fidanzata. «No, di nessuno. Noi potremmo pure litigare e ti potresti cantare(riferire a quelli del clan avverso dove si trovano) la casa di mia mamma e quella di mia sorella o dove sto io, che solo tu stai dove stanno – la sfida lo scissionista –. Ma io non ho paura».

La ragazza, sentitasi offesa e colpita nell’orgoglio, risponde: «Lo sai, che se pure dovessimo litigare a mazzate (prenderci a botte), non farei mai una cosa del genere, non mi canto nessuno. Io ho dei principi». «E’ solo per dirti che non ho paura. Ormai la mia vita  già l’ho persa, e ora sto rincominciando da capo, da zero», ribadisce il ragazzo. «Dici che torni, che torni, e poi sono quattro mesi che non ci vediamo. Ma perché non cambi vita? Perché non cresci? Ma dove vai? Fai il piccolino, tu. Sei piccolino e devi fare il piccolino», ribatte la fidanzata. «Non ti preoccupare, che anche noi piccolini ci leviamo le pietre dalle scarpe (intende che si vendicherà dei nemici, ndr). E poi, la vita che ho fatto, mi ha fatto crescere troppo in fretta ed io ragiono anche più di te, non ti preoccupare. Che ne sai, tu?», risponde il giovane camorrista.

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