giovedì, Gennaio 27, 2022
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Ischia, l’isola verde del lavoro nero (e degli alloggi «irregolari»)

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di Giancarlo Tommasone

Continuano le attività di contrasto al lavoro nero sull’isola di Ischia. Sotto la lente delle forze dell’ordine sono finite le attività ricettive e il bilancio è purtroppo, preoccupante. Nella giornata di ieri, i controlli dei carabinieri sono scattati presso tre alberghi: in una struttura sono stati scoperti tre lavoratori (su tre, 100%) impiegati  irregolarmente.

Scoperti casi
di lavoro «nero»
in alcuni alberghi
dell’isola d’Ischia

In un’altra, 2 su nove. In entrambi gli hotel, in cui è stata evidenziata la violazione delle norme in materia di lavoro, il personale in nero era stato impiegato per servizi di pulizie. L’isola verde fa i conti con un problema che è stato evidenziato in tutta la sua portata, qualche settimana fa (il 24 aprile, per la precisione).

In un hotel
a 4 stelle
erano
impiegati
11 dipendenti
(su un totale di 11)
senza contratto

Quando in un hotel a 4 stelle, di Ischia Porto, i carabinieri della locale Compagnia, hanno scoperto 11 lavoratori (su undici totali) impiegati senza essere contrattualizzati dai responsabili dell’attività ricettiva. Della circostanza è stato avvisato l’ispettorato al lavoro di Napoli per ulteriori verifiche e per elevare sanzioni amministrative che vanno, in base ai casi, da un minimo di 1.500 ad un massimo di 15mila euro, per ogni lavoratore impiegato irregolarmente.

Le irregolarità
rilevate nel corso
dei controlli
di carabinieri
e guardia di finanza

Qualche giorno dopo, il 26 aprile, sono scesi in campo i militari della guardia di finanza del Comando provinciale di Napoli e delle Tenenze di Ischia e Capri. Nel mirino dei baschi verdi sono finite le strutture ricettive di Ischia e Capri dove erano in corso lavori e dove già prestavano servizio i dipendenti. I finanzieri hanno individuato sedici imprese che impiegavano 110 operai con mansioni di muratori, imbianchini, piastrellisti ed elettricisti e tra questi è emerso che oltre 40 operai lavoravano completamente in nero, ed addirittura in qualche caso qualche lavoratore era minorenne. In un albergo di Barano d’Ischia, sono stati inoltre trovati quindici operai che risultavano addirittura non assunti. Anche a febbraio scorso, si registrano ispezioni da parte della Finanza in alberghi dell’isola verde e anche in quel caso, si scoprono irregolarità.

Le considerazioni
sul caso
del presidente
di Federalberghi Ischia,
Luca D’Ambra

Luca D’Ambra, presidente Federalberghi Ischia

Su quanto si sta registrando a Ischia, Stylo24 ha raccolto le considerazioni di Luca D’Ambra, presidente di Federalberghi Ischia. Possiamo parlare di un aumento di casi di lavoro nero nelle strutture ricettive ischitane? Chiediamo. «No, la situazione è stabile, ma è lo stesso da contrastare con ogni mezzo. Quando si verificano situazioni del genere il danno è duplice per il lavoratore, che non solo viene colpito nei diritti e nella paga, ma anche nel morale. Un lavoratore che si vede riconosciuto il suo operato, è un valore aggiunto per l’hotel presso il quale è impiegato e il suo servizio è espressione della qualità dell’azienda nell’accogliere il visitatore. Il dipendente di una attività ricettiva è la base, la parte più importante dell’azienda, è l’interfaccia con la clientela».

A D’Ambra domandiamo pure cosa spinga un albergatore a non regolarizzare il lavoratore. «La condotta, lo ribadisco è da stigmatizzare. Le regole e il lavoratore (nel caso specifico) vanno sempre rispettati. C’è comunque da fare i conti con una situazione, che in questo momento storico ed economico del Paese, non aiuta certo gli imprenditori. Faccio un esempio su tutti: nel nostro comparto abbiamo un costo medio per stanza, se mettiamo insieme l’Imu e la Tasi (Imposta municipale unica e Tassa sui servizi indivisibili) che ammonta a circa 900 euro all’anno. Va da sé che parliamo di costi raddoppiati nel momento in cui c’è una struttura stagionale, che lavora sei mesi, che sempre 900 euro all’anno per stanza, deve pagare».

Il presidente D’Ambra: si combatte
quotidianamente con la concorrenza
sleale di B&B e case in nero

«E poi, facciamo i conti con una concorrenza sleale fatta da B&B e ‘case in nero’ (si riferisce, nel secondo caso, a chi offre ospitalità a pagamento senza avere le autorizzazioni), che non verrebbero mai sanzionati come noi, nel caso in cui non dichiarassero una presenza presso le proprie strutture. A ciò si aggiunga che non hanno nemmeno lontanamente i nostri carichi fiscali. Sempre soffermandoci sui numeri, sull’isola abbiamo 790 offerte di alloggi, a fronte di 320 licenze alberghiere. La situazione del settore ricettivo, parlo in generale, andrebbe rivista a livello centrale, con iniziative concrete del Governo, altrimenti l’Italia continuerà a non essere un Paese per imprenditori», conclude D’Ambra.

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